13 Ottobre 2019

Denunce e decessi, bufera sullo Jazzolino

Marialucia Conistabile Vibo Valentia Piove sul bagnato, nelle corsie dell’ ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Una struttura più volte finita sotto i riflettori per veri o presunti casi di malasanità dove ieri si è svolta l’ autopsia sul corpo del bimbo morto nel grembo della mamma la quale era in attesa di essere sottoposta a parto cesareo. Un decesso, quello del bimbo, che sarebbe stato causato da una ostruzione del cordone ombelicale. Sarà l’ autopsia a stabilire quando è avvenuto e quindi la data del decesso. Un aspetto fondamentale che consentirà di accertare se ci sia stato o meno un nesso causale tra quanto accaduto e la gestione del complesso e delicato caso. Nel corso dell’ esame, inoltre, sono stati effettuati prelievi che saranno sottoposti a ulteriori indagini di laboratorio. Ben otto consulenti – tra i periti nominati dalla Procura di Vibo e dalle parti – hanno partecipato all’ esame eseguito dagli anatomopatologi Santo Giovanni Lio, Katiuscia Bisogni e dal prof. Michele Morelli. Accanto a loro i tre consulenti della dottoressa Antonella D’ Alessandro, ginecologa, ovvero il dott. Rocco Pistinizi e i professori Maurizio Bresadola e Pietro Tarzia. Al momento la ginecologa (difesa dall’ avv. Giuseppe Altieri) è l’ unica indagata. Nei suoi confronti la Procura ipotizza il reato di omicidio colposo. Presenti all’ autopsia anche il medico legale Alfonso Luciano, perito dei genitori del bambino (Maria Gianni e Antonio Marchese di Cessaniti) i quali sono rappresentati dall’ avv. Antonella Natale e il dott. Filippo Cugliari intervenuto per conto dell’ Asp di Vibo. E mentre nell’ obitorio dello Jazzolino si svolgeva il doloroso, quanto necessario, atto, nelle corsie dello stesso nosocomio rimbalzava la notizia di un’ altra morte sospetta avvenuta lo scorso 8 settembre all’ ospedale di Catanzaro, dopo il decesso di un 79enne di Limbadi il quale prima di arrivare a Catanzaro aveva fatto tappa al Pronto soccorso dello Jazzolino. Insomma un presidio ospedaliero nella bufera, che si ritrova di nuovo sotto il fuoco incrociato di denunce e decessi. Un quadro pesantissimo che induce il Codacons a chiedere la chiusura dell’ ospedale di Vibo. «Una provocazione certo – sostiene il vice presidente nazionale Francesco Di Lieto – ma magari utile per interrogarci sull’ utilità della struttura dopo le gravissime e ripetute tragedie che, di fatto, negano il diritto alla salute ai calabresi». E nella piaga di una sanità agonizzante non solo a Vibo, ma nell’ intera regione, mette il dito il gruppo consiliare della Lega Rosarno che scrive al ministro della Sanità Roberto Speranza. «La situazione nella nostra regione è al collasso – evidenziano Giacomo Francesco Saccomanno, Vincenzo Cusato, Alex Gioffrè e Giusy Zungri – e non sembra che vi siano all’ orizzonte elementi che fanno ben sperare. La pseudo riforma voluta dai 5Stelle si è dimostrata un vero e proprio fallimento e nessun beneficio si è avuto. Anzi, tutto è peggiorato, si naviga a vista e non vi è un progetto complessivo. Ribadiamo, pertanto, la necessità di un programma che riparta da sottozero e ricostruisca il “sistema sanità”». Per i consiglieri di Rosarno si continua a «tappare falle senza avere un percorso preciso. È indispensabile che venga costituita – sottolineano – una seria e valida “cabina di regia” che, con la collaborazione dei validi professionisti calabresi, possa mettere ordine e possa veramente individuare quel progetto di ricostruzione della sanità che finora non è stato nemmeno abbozzato. La Calabria ha validissimi professionisti che stanno cercando di arginare la immane deriva con la loro abnegazione, ma una nave che sta affondando non può essere salvata da chi non riesce a tappare la falla che l’ ha colpita». E allora «il ministro della Sanità ed il commissario non possono e non devono pensare solo al piano di rientro, ma devono impegnarsi per fornire una sanità corretta e reale ai calabresi. Non è possibile morire per incuria o mancanza di strutture o medici – ribadiscono gli esponenti di Lega Rosarno – non è possibile spendere oltre 360 milioni di euro per ricoveri ed interventi fuori regione. È vero che il problema risale a oltre dieci anni fa, agli sprechi e all’ incompetenza del passato della nostra classe dirigente, ma è altrettanto vero che nessuno finora è riuscito a dimostrare cosa vuole fare e come lo vuole fare. Il ministro dovrebbe, invece di mandare gli ispettori dopo ogni accadimento nefasto, procedere ad una indagine complessiva e poi costruire la rete del nuovo sistema sanità».

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