Morta per intervento post aborto
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fonte:
- Libero
COSTANZA CAVALLI nÈ fine gennaio del 2018 quando una donna, quarant’ anni, un compagno, madre di una figlia di quattro anni, scopre di essere di nuovo incinta. Passano due mesi, la gravidanza si complica e alla nona settimana la gestante subisce un aborto spontaneo precoce. La donna va dalla ginecologa: è prassi quando si perde un bambino, le dice la dottoressa, aspettare pochi giorni e poi andare in ospedale, per il raschiamento (la tecnica consiste nell’ inserire nella cavità uterina, attraverso la cervice dilatata, una specie di cucchiaio, chiamato curette, che raschia la membrana dell’ utero). La paziente, quindi, si reca all’ Istituto clinico Humanitas di Milano per effettuare la procedura. L’ intervento è roba da poco, le viene detto, è in anestesia generale ma si esegue in day hospital, dura tra i quindici e i venti minuti. C’ è qualche rischio, però, come la perforazione dell’ utero. E proprio questo che succede. È il 12 aprile del 2018 quando viene constatato il decesso della donna, a causa dell’ emorragia. La denuncia Secondo l’ accusa – il compagno aveva denunciato la morte della partner e da lì ne era nata l’ inchiesta per omicidio colposo – i medici che hanno per errore perforato l’ utero nel corso del raschiamento, hanno fatto trasfusioni di sangue ma non hanno capito che andava immediatamente eseguita un’ isterectomia – ovvero l’ asportazione dell’ utero – come di norma è previsto, e subito, con una sola mezz’ ora di tempo, in casi simili. Questa operazione, sempre secondo l’ accusa, avrebbe salvato la vita della donna. Quando i medici hanno deciso di procedere con l’ isterectomia, un’ ora dopo, era ormai troppo tardi; l’ équipe di chirurgia generale, richiamata nella sala operatoria per prestare aiuto, non è servita a nulla. Per questo errore sono indagati tre ginecologi della clinica di Rozzano: a chiedere il rinvio a giudizio è stato il pm Mauro Clerici, titolare dell’ inchiesta, secondo il quale i tre non sarebbero stati in grado di gestire l’ emergenza. L’ udienza preliminare, nella quale il compagno e la figlia della donna, assistiti dagli avvocati Antonio Ferrari e Sergio Vitale, sono parti offese, prenderà il via il prossimo 10 dicembre davanti al gup Roberto Crepaldi. «FORTE RAMMARICO» Da parte sua, l’ Humanitas «esprime il proprio forte e sincero rammarico per quanto accaduto, nonostante tutti gli sforzi profusi». E spiega: «La paziente è stata sottoposta a un intervento chirurgico di natura ginecologica, ma durante l’ intervento si è manifestata una seria complicanza cui è seguita un’ improvvisa e inarrestabile emorragia. A nulla sono valsi tutti gli interventi messi in atto dall’ équipe chirurgica e il coinvolgimento di tutte le risorse professionali e tecnologiche di Humanitas». Il Codacons ha annunciato che si costituirà parte civile nel procedimento penale a carico di tre ginecologi: «Non è accettabile», si legge in una nota, «che ancora nel 2019 si debba leggere di possibili casi di malasanità sui giornali. La Procura della Repubblica dovrà indagare a fondo sulla vicenda e, nel caso in cui ci siano i presupposti, rinviare a giudizio i ginecologi indagati per omicidio colposo». riproduzione riservata.
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