25 Settembre 2019

Prometteva meno tasse ma ci aumenta le bollette

antonio castro Mentre si ipotizzano, per il prossimo anno, nuove tasse su merendine, bevande zuccherate, biglietti aerei, contanti, carburante, rimodulazione dell’ Iva (a seconda dei prodotti), la mazzata arriva subito in bolletta. Per quella della luce l’ aumento stabilito è del 2,6%, come risultato di una crescita dei costi di acquisto dell’ elettricità (+3,2%), modestamente limato da una riduzione degli oneri generali (-0,6%). Per il gas naturale, invece, la batosta sarà di un abbondante +3,9%. Nel prossimo trimestre, insomma, si spenderà di più. Il Codacons ha fatto di conto: per una famiglia tipo nel 2019 si pagheranno +18 euro in più (+7 euro elettricità, +11 euro gas). Da gennaio bisognerà poi fare i conti con i ventilati aumenti, o la riduzione degli sconti fiscali. In attesa della presentazione, venerdì, della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (che forse slitterà a lunedì 30), è un pullulare di ipotesi per raggranellare i quattrini che serviranno per evitare l’ aumento dell’ Iva (23,1 miliardi), garantire una copertura alle spese indifferibili (altri 3/4 miliardi), e i soldi necessari per sperare di agganciare un minimo di ripresa. Ieri il presidente del Consiglio, è rimasto sul vago. E circa la possibilità di una eco-tassa sui voli, o di un balzello sulle merendine, ha tagliato corto: «Stiamo finalizzando tutte le varie misure, stiamo valutando: non voglio anticipare quali saranno nel concreto», ha replicato Giuseppe Conte. Salvo precisare che il governo non punta «a nuove forme di tassazione, ma a metodi per incentivare il sistema che deve essere spinto e incentivato verso una prospettiva eco-sostenibile». Insomma, sembra mutata la rotta rispetto a quella indicata dal ministro dell’ Istruzione, Lorenzo Fioramonti, grande sostenitore del prelievo in chiave salutista. conte: ipotesi ecosostenibile Mentre la super tassa sugli imbarchi aerei scompare dai radar – già esiste e alimenta il Fondo Volo – cominciano a spuntare i costi di sistema che una più accentuata tassazione sulle merendine potrebbe comportare. La cosiddetta “sugar tax” – oltre a pesare sulle famiglie per circa 58 euro l’ anno, secondo le associazioni dei consumatori – potrebbe mettere a rischio il lavoro di 50mila addetti (stime AssoBibe e sindacati). E comporterebbe una riduzione dei consumi nazionali del 30%, dirottando l’ approvvigionamento sul mercato estero. Federalimentare mette in guardia: negli ultimi 10 anni in Italia i consumi delle famiglie sono diminuiti già del 10%. Se è vero che fino a dicembre nulla sarà mai definitivo, di certo l’ ipotesi che circola (e rilanciata ieri da Il Tempo con maggiori dettagli), è di rimescolare le diverse aliquote Iva. E a seconda della rimodulazione via XX Settembre potrebbe contare su un maggior gettito tra i 5 e i 6 miliardi. Certo, ci sarebbe da mettere mano anche all’ imposta sul valore aggiunto di prodotti “sensibili” per le famiglie (pane, pasta, riso olio e latte), che oggi godono di una tassazione light al 4% che potrebbe lievitare al 7/8%. Altri prodotti o servizi dal 10% scenderebbero all’ 8%. Ma il maggiore gettito arriverebbe dalla creazione della aliquota al 12%, da applicare a beni e servizi tassati al 10%, quelli del turismo, che genererebbero un incasso importante. Tutto questo tralasciando la revisione degli sconti fiscali – che vale 17 miliardi di bonus – su carburanti e altri incentivi alla produzione (autotrasporto, agricoltura, imprese energivore). bonus pagamenti tracciabili Non si parla più – per il momento – della famosa tassa del 2% sui prelievi in contanti (proposta da Confindustria). Già la situazione economica non appare florida, comprimere ulteriormente le facoltà di spesa delle famiglie diventerebbe un autogol per la crescita economica. Altro discorso la premialità fiscale per chi dovesse adottare strumenti di pagamento tracciabili, ma più in chiave antievasione. Far emergere oltre 110 miliardi di economia sommersa consentirebbe di rivedere i numeri sulla crescita economica del Paese. L’ ipotesi è che il governo proceda con un decreto omnibus per varare altre norme fiscali. riproduzione riservata.

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