7 Settembre 2019

Stangata Iva sulle autoscuole «A settembre nessun iscritto»

«Dal due settembre ad oggi siamo a iscritti zero, andando avanti così potremo sopravvivere al massimo qualche mese»: è categorico Salvino Fasone, presidente Consorzio “Casco”, delegato a rappresentare le ansie e le preoccupazioni di tutte le 148 autoscuole del territorio. Perché dal 2 settembre una circolare dell’ Agenzia delle Entrate, in base a una sentenza della Corte di giustizia dell’ Unione Europea, che non riconosce più alle autoscuole l’ equiparazione a scuole e Università come attività didattica, impone alle scuole guida di applicare il 22% di Iva sulle nuove patenti con effetto immediato e retroattivo per 5 anni. Si tratta di una vera e propria scure su un settore che in città impiega almeno 500 persone, sono 140 mila gli esami svolti ogni anno in Sicilia, 40 mila solo a Catania.«A seconda della categoria di patente – spiega Fasone – si passa da un costo medio di 600 euro a punte massime di 900 euro per chi si trova fuori dal territorio catanese fino a 780 – 820 euro per chi è limitrofo. Si tratta evidentemente di un prezzo insostenibile, nonostante un 4-5 punti percentuali ce li stiamo accollando noi proprio per non dare un impatto troppo forte ai nostri clienti, ai quali non possiamo che chiedere scusa. È un colpo di grazia inferto a una intera categoria. Non solo, secondo l’ Agenzia delle Entrate noi dovremmo chiedere a tutti i nostri clienti degli ultimi 5 anni di portarci il 22% o il 19%, in base all’ aliquota vigente nell’ anno di conseguimento della patente, sull’ importo che hanno pagato. Cosa praticamente impossibile. Così come pretendere che siano le autoscuole a accollarsi un versamento che non hanno mai incassato in quegli anni, pari a almeno 100 mila euro. Rischiamo il collasso economico, i nostri utili non hanno certo questo margine. Praticamente significa dirci di chiudere».«Come sindacati – affermano Antonino Troia, presidente provinciale Unasca e Antonino Lizzio di Confarca – possiamo solo agire a livello nazionale chiedendo innanzi tutto di abolire la retroattività dei 5 anni e di prorogare l’ entrata in vigore, attraverso un decreto del nostro Governo, o quanto meno abbassare il tasso dell’ Iva dal 22 al 10%. Va chiarito, soprattutto alla nostra clientela, che le autoscuole non sono evasori dell’ Iva, ma che si tratta di Iva mai riscossa perché abbiamo sempre usufruito dell’ art. 10 del Dpr 673/1972 che esentava il pagamento da parte del cliente, quindi abbiamo sempre operato in funzione delle leggi. E che così come deciso all’ improvviso dall’ Agenzia delle Entrate qualunque iscritto alle autoscuola anche prima del 2 settembre è soggetto al pagamento dell’ Iva».«Il problema nasce – racconta Fasone – quando un anno fa un’ autoscuola tedesca ha fatto appello all’ Unione Europea per la disparità del sistema italiano, che ha un decreto del presidente della Repubblica del 1972 che esentava chi conseguiva la patente dal pagamento dell’ Iva. Un decreto emesso a favore dei cittadini. Pochi giorni fa la sentenza della Corte di giustizia europea, che obbliga l’ Italia al pagamento dell’ Iva per le prestazioni delle autoscuole. La circolare dell’ Agenzia delle Entrate è stata emessa in periodo di vacatio politica, ricordo che il 2 settembre non avevamo un Governo in grado né di emettere decreti né di attenzionare la situazione. Mi chiedo, in un momento così delicato proprio in tema di Iva, chi sarà il parlamentare italiano che sposerà la nostra causa? Noi speriamo almeno nell’ abbassamento al 10%».In merito all’ applicazione del nuovo regime Iva il segretario nazionale Codacons, Francesco Tanasi, in una nota precisa che «non esiste nessun rischio che gli aumenti delle tariffe per l’ ottenimento delle patenti guida siano richiesti in modo retroattivo agli utenti. Il rischio di rincari riguarda solo chi conseguirà in futuro la patente, con costi che rischiano di essere trasferiti sugli utenti finali, in questo caso i nuovi patentati. L’ argomento andrebbe affrontato con misure urgenti per chiarire i dubbi di utenti e autoscuole». Maria Elena Quaiotti.

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