29 Agosto 2019

CALENDA, UN LUTTO LASCIARE IL PD, FONDERÒ UN PARTITO

CODACONS: USCITO DALLA PORTA, SPERIAMO NON RIENTRI DALLA FINESTRA

 UNA VITA PASSATA A NAVIGARE TRA UN INCARICO ESCLUSIVO E L’ALTRO PER IL FIGLIO PRODIGO DELLA FAMIGLIA COMENCINI 

L’EX MINISTRO DENUNCIATO PER AVER BLOCCATO I FONDI PER I CONSUMATORI

 

Il Codacons ha accolto con favore l’abbandono di Calenda, che ha annunciato la decisione di abbandonare la direzione PD a seguito dell’accordo di governo con il M5S.

L’Associazione ringrazia – ironicamente – i due partiti, che con la loro trattativa hanno imposto l’allontanamento dell’ex-ministro.

Ai tanti che nelle scorse ore hanno difeso l’ex-ministro, decantandone le lodi ai quattro venti, occorre ricordare genesi e trascorsi del “barricadero” Calenda:

– Figlio del giornalista e scrittore Fabio Calenda e della regista Cristina Comencini, fratello della sceneggiatrice Giulia Calenda, nel 1984, all’età di 11 anni recita nello sceneggiato televisivo Cuore, diretto da Luigi Comencini – il nonno;

– Laureatosi in giurisprudenza alla Sapienza, approda – dopo alcune società finanziarie – alla Ferrari, nel 1998 (a 25 anni): presidente è Luca Cordero di Montezemolo. Qui assume i ruoli di responsabile gestione relazioni con i clienti e con le istituzioni finanziarie e poi viene assunto da Sky, quale responsabile marketing;

– A Confindustria è assistente del presidente e poi direttore dell’area strategica e affari internazionali, sempre durante la presidenza di Luca Cordero di Montezemolo;

– Successivamente è direttore generale di Interporto Campano e presidente di Interporto Servizi Cargo.

Ora Carlo Calenda, che ha navigato da un incarico all’altro fin dalla tenera età, dovrà rispondere di abusi commessi in qualità di Ministro dello sviluppo economico a danno dei consumatori italiani e delle associazioni che li rappresentano: qualche mese fa, infatti, ha ammesso in un tweet di considerare le organizzazioni che difendono i cittadini e i consumatori come “fabbriche di polemiche inutili” e, in quanto tali, in qualità di Ministro, “al Mise avevo tagliato la maggior parte dei finanziamenti”. Dichiarazioni gravissime, anche perché si riferiscono a risorse che per legge devono essere destinate a iniziative a vantaggio dei consumatori. Una vera e propria ammissione di abusi da parte di Carlo Calenda che, se da un lato offende i consumatori italiani e chi li rappresenta, dall’altro potrebbe costituire un reato: il Codacons, attraverso un esposto, ha chiesto infatti alla Procura di Roma di accertare se l’operato dell’ex Ministro possa realizzare la fattispecie di abuso di atti d’ufficio, avendo egli deliberatamente operato per danneggiare le associazioni che difendono i cittadini, in violazione delle leggi vigenti e strumentalizzando la propria carica di Ministro. In particolare, Calenda avrebbe violato la legge n. 388/2000 (che regolava la ripartizione dei proventi derivanti dalle multe Antitrust) distraendo per altri fini fondi destinati per legge alle associazioni rappresentative dei cittadini e degli utenti.

 

 

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