2 Agosto 2019

Struttura ricettiva a “Savelli” La società replica al Codacons

«l’ opera è perfettamente conforme a 18 permessi»
Rosaria Marrella Pizzo Piuttosto che una condanna si sarebbero aspettati un plauso, visto che in zona Savelli, il sito dove è stata realizzata la struttura ricettiva, ritengono di averlo recuperato dall’ abbandono. Dopo il sindaco di Pizzo Gianluca Callipo, anche la Genco Carmela & figli Srl cerca di smontare tutte le accuse lanciate dal vicepresidente nazionale del Codacons, Francesco Di Lieto, giudicando inaccettabile il suo attacco. «La mega lottizzazione – si legge nella nota pervenuta – non è altro che un lotto privato (e non arenile pubblico) di soli 5mila metri (non 50mila o 500mila) su cui sono edificate 30 camere (non 300 o 3mila)». Pertanto evidenziano che la struttura rispetta le distanze imposte dalla legge ed è conforme «ai 18 permessi che si sono resi necessari per costruirla. L’ opera è frutto di elaborata e approfondita conferenza dei servizi, le cui riunioni sono state comunicate alla Prefettura di Vibo, al fine di dare massima trasparenza al procedimento amministrativo». La società – nella nota a firma di Vincenzo Renda – manifesta dunque il suo stupore davanti a ciò che asserisce l’ associazione dei consumatori «sicuramente frutto di erronee e false informazioni provenienti da mistificatori locali che hanno interessi determinati e di chiara matrice politica, a cui il Codacons non avrebbe dovuto prestarsi». Piuttosto, per la Genco&figli Srl, a carattere ambientale si tratta di una riqualificazione «rispetto ad un sito abbandonato che nel tempo era diventato ricettacolo di topi, serpenti e immondizia, ovvero un pericolo per la salute e l’ incolumità pubblica». Sono state altresì piantate oltre 30 specie di alberi ad alto fusto (oltre a 40 alberi di ulivo, pini, palme, oleandri e carrubi) e fiori nel rispetto della flora locale mediterranea: «Dal Codacons ci saremmo aspettati un plauso per aver recuperato e reso fruibile il sito, garantendo decine di posti di lavoro. Ci chiediamo dunque quali siano le reali motivazioni che abbiano spinto l’ avv. Di Lieto ad occuparsi di un investimento in una proprietà privata (sicuramente non di sua competenza) rispetto alla possibilità che lo stesso avrebbe di “vederci chiaro” sulle decine di lidi posti sugli arenili demaniali calabresi. Il suo intervento ha mortificato l’ iniziativa privata di cui questo territorio ha bisogno e umiliato una famiglia di investitori la cui storia meriterebbe ben altri e diversi giudizi».

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