Pene da nove mesi fino a due anni Ieri i primi otto patteggiamenti
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fonte:
- La Stampa
Si è chiusa ieri una prima parte del processo per gli abusi al tempio crematorio di Biella. Il gip Arianna Pisano ha sancito i patteggiamenti per otto degli imputati, differenziando in qualche caso le pene, anche se l’ unica modifica sostanziale riguarda Davide Daprea, il dipendente che ha contribuito a sollevare il caso, collaborando con i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria e fornendo al maresciallo Tindaro Gullo la documentazione video relativa a una serie di abusi: per lui il procuratore Teresa Angela Camelio ha accettato una pena di 9 mesi. Confermati invece i due anni per Roberto Ravetti, 73 anni, titolare dell’ impresa funebre di famiglia che controllava anche la So.Cre.Bi., e 23 mesi sono andati alla nuora, Alessandra Barbero Fortunato, 38 anni, che si occupava della contabilità della società. E’ di due anni anche la condanna di Alberto Marutti, 52 anni, dipendente Seab, che per alleggerire la sua posizione ha risarcito il Comune per i costi del trasporto di rifiuti, comprese le bare d zinco e scatoloni colmi di ceneri, che lui, in cambio di denaro, aveva organizzato per conto della So.Cre.Bi,, facendo pagare i costi all’ amministrazione. Gli altri dipendenti, Claudio Feletti, 57 anni, Giuliano Ramella Pezza, 36 anni, e Andrea Braghin, 55 anni, hanno patteggiato due anni; Gianmaria Rosset, 27 anni, un anno e dieci mesi. Soddisfatta ma irrequieta il procuratore Camelio. «Non mi è piaciuta l’ atmosfera che si respirava nei corridoi del tribunale – spiega – il sit in e la ronda di alcuni avvocati fuori dall’ aula in cui si teneva l’ udienza dal gip. Atteggiamenti fuori luogo. La loro presenza al patteggiamento non era permessa, e non lo dico io ma la legge. Non si deve mai confondere il diritto al risarcimento, anche per danno morale, che verrà discusso però in sede civile, con la condanna dei colpevoli». Sul tema dei patteggiamenti giudicati dagli avvocati del Codacons e dalle famiglie che questi patrocinano, troppo lievi, il procuratore dissente con decisione. «Siamo partiti da una richiesta di 3 anni e sei mesi. Credo che non si tratti di una pena di poco conto». Per la prossima tranche del processo bisognerà invece aspettare l’ autunno, quando Alessandro e Marco Ravetti, che amministravano la So.Cre.Bi, affronteranno il processo, molto probabilmente con rito abbreviato. Resta da vedere che impatto avranno le nuove indagini scientifiche portate avanti dal consulente del Codacons Luciano Garofano. Roberto Ravetti.
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