28 Giugno 2019

Ultimatum e trattative per ri-salvare l’ Ilva

Milano La doccia fredda arrivata da ArcelorMittal, «immunità penale o chiudiamo il 6 settembre», riaccende i riflettori sull’ intricata vicenda dell’ Ilva di Taranto. Con il governo che tenta di trovare una via d’ uscita e respinge al mittente le accuse, arrivate da più parti, di stare giocando a ‘perdere’, vale a dire a spingere il colosso dell’ acciaio a fare le valigie e a lasciare l’ Italia. Il vicepremier Luigi Di Maio – dopo aver tentato appena insediatosi di far saltare l’ aggiudicazione della gara – ha assicurato che i patti erano diversi. E che l’ azienda sapeva della possibile revoca dell’ immunità penale introdotta nel decreto crescita la cui legittimità costituzionale è stata sollevata dai giudici. L’ immunità (introdotta da una direttiva Ue, vieta le sanzioni penali nella fase di attuazione del piano di risanamento ambientale) non era nel contratto di vendita, secondo l’ esecutivo. Quello di Arcelor Mittal sarebbe quindi, «un ricatto » come lo ha definito il presidente della regione Puglia Michele Emiliano. Il Codacons annuncia addirittura una denuncia per estorsione. In realtà era in corso una trattativa per trovare una mediazione ma le parole dell’ amministratore delegato Europa Greet Van Poelvoorde hanno sparigliato le carte. La paura di molti è che questo ennesimo pasticcio nasconda un piano per chiudere l’ Ilva. Per interessi vicini alla politica (Arcelor è considerata vicina alla Lega) e ‘macroeconomici’ legati alla crisi del mercato dell’ acciaio. La preoccupazione principale è, ovviamente, per i lavoratori: 10.770 quelli che lavorano a Taranto (su 14mila totali). Lunedì partirà la cassa integrazione per 1400 lavoratori per 13 settimane, oggetto di un duro scontro tra azienda e sindacati. Ieri intanto dal Mise è arrivata la convocazione per il 9 luglio del tavolo con i sindacati, che minacciavano lo sciopero. La riunione sarà presieduta da Di Maio che il 4 luglio dovrebbe invece incontrare la proprietà. Il vicepremier Matteo Salvini, che era contrario a togliere l’ immunità, ha chiesto garanzie al collega Di Maio e sottolineato come la priorità debba essere il lavoro. «La tutela dell’ ambiente è fondamentale e c’ è un piano di risanamento però in un momento come questo dove il lavoro è una priorità e parlo non solo di Ilva ma anche dell’ Alitalia e di Mercatone Uno». L’ Ilva più grande acciaieria d’ Europa. Nel 2012 quando l’ acciaieria, allora di proprietà della famiglia Riva, fu sequestrata per violazioni delle regole sull’ inquinamento. Nel 2016 è stata messa in vendita. Le offerte iniziali erano 20 ma solo due sono arrivate in finale: quella di Arcelor-Mittal, che si è aggiudicata la gara, e quella di Jindal che puntava ad una drastica riduzione dell’ uso del carbone. Nel frattempo era cambiato il governo e il M5S, che non ha mai nascosto le sue perplessità, è intervenuto a gamba tesa. Di Maio ha criticato le modalità con cui era stata realizzata la gara, ma alla fine l’ operazione è andata in porto. Il risanamento ambientale, rimandato dal 2012, dovrebbe concludersi nel 2023. Per questo lasso di tempo Arcelor Mittal rivendica l’ immunità penale per i suoi dirigenti. La multinazionale produce 90 milioni di tonnellate di acciaio, di cui 5 milioni a Taranto. Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, invita governo e azienda a ritrovare un «senso di responsabilità». Sulla stessa lunghezza d’ onda il segretario Cgil Maurizio Landini. RIPRODUZIONE RISERVATA ACCIAIO
cinzia arena

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