La Corte Ue: la Sicilia perderà 380 milioni
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fonte:
- La Sicilia
i fondi europei. bocciato il ricorso, la regione perde le risorse por 2000-2006: «gravi carenze in gestione e controlli» musumeci furioso: «scontiamo gli errori del passato per cattiva gestione finanziaria. chi ha sbagliato deve pagare»
Giuseppe BiancaPalermo. Una sentenza su cui si sarebbe potuto scommettere a occhi chiusi. La battaglia persa dall’ Italia contro la Corte Ue che ha respinto definitivamente il ricorso dell’ Italia contro il taglio di circa 380 milioni di euro ai fondi europei per la Sicilia (Por 2000-2006), a causa delle gravi carenze nella gestione e nei controlli, pone la parola fine a una vicenda nata male e finita peggio.A partire dal 2005 la Commissione europea ha effettuato una serie di audit, riscontrando gravi carenze e varie irregolarità, alcune accertate dall’ Olaf, l’ organismo europeo anti frode. Il 17 dicembre 2015, la Commissione ha ritenuto che, a causa delle irregolarità «singole e sistemiche constatate», il contributo finanziario dovesse essere ridotto di 380 milioni. L’ Italia ha presentato un ricorso al Tribunale dell’ Unione europea, che l’ ha rigettato il 25 gennaio 2018. L’ Italia ha quindi impugnato la sentenza davanti alla Corte di giustizia, che ora respinge integralmente il ricorso dell’ Italia, confermando le valutazioni del Tribunale.Il governatore Nello Musumeci ha commentato: «Continuiamo a pagare errori del passato per una cattiva gestione finanziaria. Miliardi di euro sottratti al territorio. Chi ha sbagliato deve pagare». replica Aldo Penna, deputato M5S: «In realtà il primo a sbagliare è stato lui non avendo creato, da quando si è insediato alla guida della Regione, nessuna discontinuità nella gestione dei fondi comunitari». All’ Ars il grillino Luigi Sunseri, per il quale la decisione «certifica l’ incapacità di politici e burocrati siciliani nella programmazione dei fondi europei», chiede a Musumeci di aprire «un’ indagine interna». Il Codacons incalza: «La Corte dei Conti della Sicilia dovrà accertare chi sono i responsabili di omissioni e mancati controlli».La decisione della Corte di giustizia dell’ Ue lascia l’ amaro in bocca, anche per la narrazione avvenuta negli ultimi tre anni, quando la Regione ha provato a rialzarsi. La base del ricorso presentato nel 2016 dal governo regionale presieduto da Crocetta, poggiava sulla contestazione che la misura da cui scaturiva il taglio non andasse applicata a tutto il programma, ma solo alla spesa avvenuta nel 2006. E, in secondo luogo, sul fatto che la Commissione europea non aveva rispettato i tempi di comunicazione, non avendo rappresentato per tempo allo Stato, governo nazionale, le risultanze dei controlli che si erano svolti in Sicilia. I progetti su cui vennero di fatto effettuate prima le contestazioni e poi i tagli conseguenti furono all’ epoca ritenuti dagli uffici e dai dipartimenti della Regione interessati, “coerenti” con il programma e con le sue finalità. E se il finale era forse noto, o comunque presumibile, il meccanismo scontato era sempre il solito. Erano progetti pagati con fondi regionali. Erano stati inseriti per “liberare” le risorse equivalenti, un meccanismo di facilitazione tra spesa e certificazione delle somme. Da Bruxelles, già nel 2015 furono registrate nella decisione non solamente la contestazione delle irregolarità, ma le risposte, ritenute insufficienti, fornite all’ epoca dei primi rilievi da parte dell’ Autorità di gestione. In pratica un errore che riguardava i singoli progetti si è trasformato in un metodo.
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