E adesso a Roma è allarme sanitario
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fonte:
- Libero
capitale invasa dai rifiuti
TOMMASO MONTESANO Ieri Virginia Raggi ha festeggiato tre anni alla guida del Campidoglio. Un compleanno amaro per la “sindaca”, con la Capitale che affonda tra i miasmi prodotti dai rifiuti accumulati lungo le strade di Roma. Dal quartiere della Garbatella al Tuscolano, passando per Casilina, Cassia, San Lorenzo, Flaminio e Prati, non c’ è una zona nella quale mentre si passeggia non si debba fare i conti con l’ odore nauseabondo prodotto dalla “monnezza” non ritirata, ai piedi dei cassonetti. Complice l’ arrivo dell’ estate, con l’ aumento delle temperature, la situazione sta diventando critica anche dal punto di vista sanitario, come nota Antonio Magi, presidente dell’ ordine dei medici di Roma: «I cassonetti colmi e la spazzatura nelle strade determinano scarsa igiene che può portare a malattie infettive». L’ allarme riguarda anche i cassonetti pieni davanti agli ospedali – ad esempio Policlinico e San Camillo – con tanto di animali infestanti (topi e gabbiani). Appena più soft il tono del suo vice, Luigi Bartoletti: «In una città sporca in cui i rifiuti permangono in strada, i pericoli potenziali per la salute aumentano. Non vedo gli estremi di un’ emergenza sanitaria ma, senza fare allarmismi, la puzza vicino ai cassonetti è indice di contaminazione batterica». Il consiglio del medico è di prendere precauzioni quando si gettano i rifiuti, perché molte infezioni si trasmettono attraverso le mani. Per questo, quando si aprono o si chiudono i cassonetti, sarebbe utile utilizzare i guanti oppure disinfettare subito le mani. Ama, l’ azienda municipalizzata per la raccolta e lo smaltimento della “monnezza”, da un lato minimizza, assicurando che presto «ogni criticità sarà superata. Operatori ecologici e tecnici aziendali sono al lavoro senza soluzione di continuità nelle aree che, a macchia di leopardo, presentano tuttora giacenze di rifiuti in terra»; dall’ altro invita i romani a non farsi troppe illusioni. Intervistati da Repubblica, i nuovi vertici dell’ azienda – la presidente Luisa Melara e Massimo Ranieri, il “tecnico” cui è stata delegata la gestione del servizio – delineano uno scenario inquietante per il futuro della Capitale: «Per uscire dall’ emergenza ci vogliono dodici mesi. Roma si trova in queste condizioni perché mancano gli impianti. Impianti di ogni tipo. E i centri di raccolta sono troppo pochi». Così la protesta monta. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli esposti alle associazioni dei consumatori e le segnalazioni ai comitati di quartiere sui disservizi nella raccolta dell’ immondizia. Attualmente in procura giacciono almeno sei fascicoli che ipotizzano il reato di «getto pericoloso di cose». Il Codacons dall’ inizio dell’ anno ha ricevuto 350 segnalazioni, che presto potrebbero sfociare nella presentazione di un esposto in procura con l’ ipotesi del reato di epidemia. Sul piede di guerra anche i commercianti, che stanno tempestando di telefonate il centralino dell’ Ama e, in alternativa, i presidi Asl. riproduzione riservata.
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