Banche, Fondo risparmiatori ostaggio della crisi di governo
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fonte:
- Corriere del Veneto
discussione a rilento alla camera. ma l’ esecutivo prepara la fiducia
venezia Ex popolari, il fondo indennizzo risparmiatori «ostaggio» del braccio di ferro Lega-Cinque Stelle sul governo. Pur se la soluzione che si profila potrebbe provocare ora un’ accelerazione decisiva. La discussione nelle commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera sul decreto Crescita, fino a ieri, è andata avanti, ma solo pro-forma. Arrivando ieri all’ articolo 36, quello del fondo da 1,5 miliardi per i risparmiatori truffati delle banche. E mentre continua il rebus del primo decreto attuativo, dato per firmato dal sottosegretario all’ Economia Alessio Villarosa – presente ieri in commissione – ma poi mai pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la mattina di ieri è andata avanti analizzando gli emendamenti al fondo e chiudendo l’ articolo 36; ma poi la convocazione pomeridiana è saltata. «Gli emendamenti sono stati tutti accantonati per essere ridiscussi», spiega il parlamentare vicentino di Forza Italia, Pierantonio Zanettin, che è tra i presentatori. Formalmente quindi nulla è stato ancora cassato da maggioranza e governo. In ballo proprio gli emendamenti elaborati con Codacons e Adusbef e presentati dal parlamentare veneto che introdurrebbero novità rilevanti. Come l’ elevazione all’ 80% dell’ indennizzo per le perdite fino a 50 mila euro. E ancora che ai possessori delle obbligazioni delle venete convertite in azioni è riconosciuto l’ indennizzo per i titoli subordinati. E che l’ indennizzo con lo schema del 30% fino a centomila euro da ‘indennizzo forfettario’ diventa ‘anticipo di indennizzo’, riaprendo alla possibilità di un arbitrato pieno con un indennizzo pari a quanto fissato. Ma poi tra gli emendamenti c’ è anche la proposta, pur’ essa non ancora caduta, del parlamentare di Forza Italia Felice D’ Ettore. Che farebbe «salva la facoltà di esperire l’ azione contrattuale o extracontrattuale nei confronti delle banche subentranti o succedute agli istituti di credito». In sostanza ripristinando il diritto di rivolgere le cause sulle azioni alle banche subentrate (Intesa Sanpaolo, nel caso delle venete), facendo saltare il divieto posto dal decreto di liquidazione due anni fa. Sarebbe un terremoto. «Il diritto d’ azione di fronte a un danno subito non può essere compresso dallo Stato», dice per parte sua D’ Ettore. Emendamento che è anche una sfida al governo Lega-Cinque Stelle, uso spesso ai toni duri con le banche, a compiere un passo davvero conseguente con le dichiarazioni. Tutto da verificare cosa succederà di queste proposte. Tutto dipende da come si scioglierà il braccio di ferro sul governo che sta tenendo fermo tutto, mentre si accumulano ritardi. «Si sta facendo melina. La discussione in aula sul decreto Crescita era prevista per oggi. Invece siamo ancora in commissione», aggiunge Zanettin. E intanto il tempo passa, per un decreto la cui conversione scade il 29 giugno e che deve andare anche al Senato. Ritardi che rendono sempre più plausibile, con l’ accordo che avanza per salvare il governo, che a cascata si passi dalla stasi ad un’ accelerazione rapida. Il governo potrebbe metter la fiducia sul decreto Crescita, facendo cadere tutti gli emendamenti, e blindando anche lo schema del Fondo di indennizzo. «Potrebbe esserci questa ipotesi», ha confermato ieri la presidente della commissione Finanze della Camera, Carla Ruocco, sottolineando che «la discussione in commissione è stata ampia ed esauriente». Il calendario possibile che si profila, a ieri sera, prevede di far rimanere oggi in commissione il decreto Crescita (si vedrà se si materializzerà un maxi-emendamento), per arrivare in aula domani alle 18. Il governo porrebbe la fiducia venerdì, per arrivare al voto finale sabato. E ripetere il percorso blindato al Senato, chiudendo entro il 27 giugno. Il piano rischia di vanificare lo sforzo delle associazioni della Cabina di regia, le più critiche verso il governo, che saranno oggi a Roma per un sit-in davanti al Parlamento e incontri con i parlamentari, per sostenere gli emendamenti. «È della massima importanza che il 30% del danno subito vada considerato un acconto, non un indennizzo forfettario e tombale – hanno scritto ieri in una nota -. La pazienza dei risparmiatori traditi è finita».
federico nicoletti
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