Lo sposo muore ma l’ atelier pretende i soldi
-
fonte:
- la Repubblica
di Flaminia Savelli A vevano prenotato la chiesa, organizzato la cerimonia con il fotografo, scegliendo le bomboniere e i fiori. Dopo 15 anni di fidanzamento era tutto pronto per il giorno più bello. Poi il futuro sposo è morto stroncato da un infarto e per la fidanzata alla disperazione si è aggiunto la richiesta dei titolari dell’ atelier di pagare l’ abito nuziale nonostante le nozze mai avvenute. l segue dalla prima di cronaca di Flaminia Savelli «Ho dovuto affrontare il dolore per la perdita di Luigi, l’ annullamento delle nozze e poi gestire anche la questione dell’ abito nuziale ora seguita dagli avvocati » racconta Erika, 45enne operaia, che avrebbe dovuto sposarsi lo scorso 25 maggio. Invece una settimana prima, dopo la cena di prova per il banchetto, il compagno è morto per un arresto cardiaco. Erano appena tornati a casa quando si è sentito male: « Dopo tanti anni insieme – spiega – avevamo deciso di sposarci. Lo so che sembra banale, però eravamo davvero felici. Quella sera per noi è stata speciale, era la prova generale. Quando penso che è stata l’ ultima ancora non riesco a crederci, non voglio crederci. Anche perché dopo è iniziato un incubo». La famiglia e gli amici l’ hanno sostenuta per le questioni pratiche: «Non ero in condizioni di chiamare e annullare le prenotazioni, gli ordini dei fiori, delle bomboniere. Ci hanno pensato le mie amiche e mia mamma. Sembrava che tutto fosse risolto e invece dopo pochi giorni ho ricevuto la telefonata dell’ atelier. I titolari mi hanno chiesto gli 800 euro per l’ abito che era pronto ». Tutti gli altri fornitori invece, capendo la delicata situazione, hanno restituito gli acconti versati per le nozze. Per Erika però è iniziato un altro incubo. Travolta dal dolore della perdita del compagno è stata la mamma a indirizzarla da un avvocato: « Erano a conoscenza della morte del mio fidanzato ma volevano la cifra stabilita. In quel momento – prosegue – non mi importava del vestito, dei soldi. Non mi importava perché Luigi era morto e il mio mondo era crollato. Poi ho capito che dovevo farlo anche per lui». Del caso si sta occupando l’ avvocato Giulia Rinaladi del Codacons. La prima diffida, per la restituzione dell’ acconto è già partita: «Non appena abbiamo ricevuto l’ incarico abbiamo inviato la diffida per la restituzione dei 400 euro di acconto» sottolinea il legale « andremo fino in fondo perché la nostra assistita vengano restituiti i soldi e non debba pagare un abito che non potrà mai indossare». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
-
Tags: atelier, matrimonio, nozze
