27 Aprile 2019

Il cachemire che non c’ era La truffa dei maglioni

Quarantamila maglioncini ricevuti dal fornitore in Bangladesh. Quasi tutti già venduti nei 125 negozi della «Cotton&Silk» sparsi sul territorio nazionale. Sulle etichette erano indicate percentuali di «cachemere» fasulle. A scoprire l’ inganno sono stati i «baschi verdi» della Guardia di Finanza, con un controllo in un punto vendita all’ interno di un ipermercato, nel Torinese. Il legale rappresentante dell’ azienda è stato denunciato per frode in commercio e i militari hanno messo sotto sequestro i 4 mila maglioncini rimasti ancora sugli scaffali e nei magazzini. «Siamo stati truffati, la prossima settimana verrò a Torino per formalizzare la querela contro il fornitore del Bangladesh», annuncia l’ avvocato Maurizio Capozzo, che assiste la «Cotton&Silk» in questa vicenda. L’ azienda ha sede nel Casertano, dove i finanzieri sono andati a fare le perquisizioni e i sequestri. «Con la massima collaborazione dei vertici della società», dicono soltanto i militari. «Era interesse del mio cliente togliere quei maglioncini dal mercato», dice ancora l’ avvocato Capozzo. I maglioni A insospettire la Guardia di Finanza (coordinata dal pm Alessandro Aghemo e dal procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo) è stato il prezzo dei maglioncini. La percentuale di «cachemere» dovrebbe essere tra il 10 e il 20 per cento. Ma gli esami commissionati dalla Finanza (alla «BuzziLab» di Prato) hanno rivelato quantità di filati naturali e pregiati fra il due e il sette per cento. La «Cotton&Silk» acquistava i prodotti dalla «Crown Knitwear Ltd» a Vogra Joydebpur, in Bangladesh. Azienda selezionata con l’ aiuto di un «broker» specializzato nel settore. «Prima della commessa, c’ era stato un controllo dei filati da utilizzare per la produzione», spiega ancora l’ avvocato. Per questo, sostiene di avere gli elementi «per un’ azione di rivalsa. Anche di notevole entità. Ci sono fidejussioni a garanzia del contratto, che non è stato rispettato. Il mio cliente ha già interrotto i rapporti con quel fornitore». L’ ultimo ordine prevedeva 53 mila e 500 «pezzi», ma l’ azienda bangladese ne ha consegnati 40 mila. Merce per 2 milioni di euro. «Per quella merce, abbiamo pagato spese doganali commisurate alla qualità del prodotto – spiega ancora l’ avvocato Capozzo -. I dazi erano in proporzione al pregio dei maglioni, alla quantità di cachemere. Una percentuale inferiore a quella pattuita ci ha danneggiati nei confronti della clientela, ma anche nelle tasse pagate per l’ importazione». Arrivati in Italia, i maglioncini avevano «un prezzo di cartellino di 39 euro, ma in negozio venivano venduti in promozione a 29, quando addirittura non c’ era un ribasso a 5 euro e 90». Il prezzo di costo. I consumatori Fino a questo momento, però, l’ unico sott’ inchiesta è Umberto Montesano, legale rappresentante della «Cotton&Silk». «Certo, non poteva essere diversamente. Era necessaria un’ iscrizione nel registro degli indagati per sequestrare la merce», aggiunge il legale. E poi, toccherà alla ditta della Bangladesh, quando l’ azienda di Caserta metterà nero su bianco la denuncia per truffa. Ma nella vicenda potrebbero entrare anche gli acquirenti dei maglioncini. «L’ azienda che commercializza il prodotto deve anche garantire la corrispondenza di quanto venduto con l’ etichetta. Altrimenti, il consumatore come fa a difendersi?», dice l’ avvocato Tiziana Soriento, riferimento torinese per Codacons. Strada aperta per i rimborsi? «Da un punto di vista civilistico, non ci sono dubbi. Chiunque possa dimostrare l’ acquisto può chiedere il rimborso. L’ altra strada è la costituzione di parte civile nell’ eventuale procedimento penale, anche ai fini del risarcimento del danno. Codacons è pronta a sedersi a un tavolo per valutare una conciliazione con l’ azienda per tutti i clienti che si rivolgeranno a noi». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
claudio laugeri

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