17 Aprile 2019

Racket dei funerali, il conto della Procura

di NICOLA BIANCHI ASSOCIAZIONE a delinquere, riciclaggio, corruzione, poi una serie di reati fiscali. Eccolo il salatissimo conto della Procura notificato ieri ai 74 indagati (65 persone e otto società) dell’ inchiesta ‘Mondo sepolto’, sul presunto racket dei servizi funebri. Centocinquantaquattro pagine, con accuse a vario titolo, firmate dal procuratore capo Giuseppe Amato e dal pubblico ministero Augusto Borghini, che portano alla luce due cartelli di imprese che controllavano le camere mortuarie dell’ ospedale Maggiore e del Policlinico Sant’ Orsola. Con un unico obiettivo, secondo carabinieri e Procura: «consolidare il monopolio dei funerali». VERTICI. Una struttura piramidale, ben oliata, che poggiava su due «figure di vertice»: Giancarlo Armaroli, 67 anni, amministratore unico del consorzio Rip service (che ingloba la Armaroli Tarozzi) e Massimo Benetti, 63, presidente del Consorzio imprese funebri (Cif). Armaroli, scrive la Procura, «promotore, capo e organizzatore della compagine associativa egemone al Maggiore», «sovrintende, coordina tutte le attività dell’ associazione nel settore dei servizi funebri e impartisce direttive agli altri» anche con «metodo corruttivo». Come il suo parigrado, Massimo Benetti, altra figura apicale, definito «capo dei capi», «organizzatore della compagine associativa egemone al Sant’ Orsola». Benetti è chiamato a rispondere anche di riciclaggio, per avere percepito – sempre stando alle accuse -, «consapevole della provenienza delittuosa, la somma in nero di 146.949 euro» da diverse persone. Poi c’ è l’ operazione «15, 15, 15», consistita «nell’ alterazione dei dati contabili del bilancio Cif, e nella falsa imputazione di ricavi per 45mila circa» (da qui 15, 15, 15). COMPLICI. Attorno ai due, ruotavano diverse persone, come Luca Scagliarini, «organizzatore, braccio destro di Armaroli», o Giuseppe Venturi e Giuseppe Parise, incaricati dell’ Ausl in servizio al Maggiore, che avrebbero fornito «uno stabile contributo per il conseguimento dei servizi funebri, assicurando l’ aggiudicazione a varie ditte, tra cui l’ Armaroli Tarozzi, dell’ organizzazione dei funerali». La maggior parte degli episodi contestati – in totale, a vario titolo, sono 226 – riguarda la corruzione degli addetti delle camere mortuarie, a cui venivano promesse, e poi pagate, somme che andavano da 100 a 300 euro, per favorire le imprese che facevano parte dei due cartelli. Nel calderone finiscono anche una serie di reati fiscali, come l’ evasione dell’ Ires con la tecnica della sottofatturazione e la gestione della contabilità ‘in nero’ tramite Fenice , software in cloud, per non lasciare tracce. I flussi ‘neri’, scrivono ancora gli inquirenti, sarebbero stati amministrati in un palazzo di vicolo Ghirlanda, in pieno centro storico, dove utenze e affitto erano intestati ad un’ associazione senza scopo di lucro. SEGRETO. Nell’ atto viene contestato anche l’ articolo 326 del codice penale, ovvero la rivelazione del segreto d’ ufficio a Gianluca Babina, Lorenzo Lelli e Gianluca Valpondi. Perché, «in concorso Lelli e Babina, titolare e dipendente della Lelli srl, istigavano e determinavano Valpondi, impiegato dell’ anagrafe di Bologna, a rivelare loro notizie che dovevano rimanere segrete». In particolare «la richiesta inoltrata al suo ufficio dai carabinieri della Compagnia di Bologna Centro» per acquisire «informazioni sui nominativi di titolari e dipendenti delle imprese di pompe funebri». Tre le parti offese: l’ associazione Eccellenza funeraria italiana (Efi), l’ Ausl e il Codacons. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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