“Dai resti impossibile identificare tutte le salme”
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fonte:
- La Stampa
i risultati della perizia firmata dalla patologa catteneo alla base delle richieste di archiviazione della procura
Per capire meglio i motivi per cui la Procura ha deciso di chiedere l’ archiviazione delle circa cinquecento denunce nei confronti del gestore del tempio crematorio di Biella, la Socrebi della famiglia Ravetti, presentate da altrettante famiglie, decidendo di portare a giudizio soltanto quattordici casi relativi all’ apertura delle bare e tre di doppie cremazioni, bisogna addentrarsi nella relazione tecnica presentata dalla dottoressa Cristina Cattaneo, responsabile del laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense del dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’ Università degli studi di Milano. «L’ impossibilità scientifica» di accertare l’ identità dei cadaveri a cui appartengono i 320 chilogrammi di ceneri sequestrati dal carabinieri della sezione di polizia giudiziaria durante l’ indagine sulla Socrebi, renderebbe impossibile che le accuse vengano estese a tutti coloro che hanno presentato denuncia. Questo almeno per ora, dato che l’ ultima parola spetterà al Gip dopo le richieste di opposizione già annunciate da parte di molti legali, con in particolare quelli del Codacons che stanno portando avanti indagini difensive sul contenuto delle urne. Dal canto suo Cattaneo ha esaminato i resti recuperati in quattro diverse occasioni dai carabinieri, recuperandoli in buona parte dal bidone dei rifiuti, che risultano provenire da corpi «esposti ad alte temperature, superiori ai 645° confermando quelle raggiunte durante la fasi di cremazione». Si tratta sia di resti umani: «In particolare sono stati riconosciuti frammenti rappresentativi di tutti i distretti corporei, cranio, arti superiori e inferiori, torace e bacino» ma anche di «resti ossei cremati di natura non umana. Di cui considerando lo stato frammentario non è stato possibile definire la specie di appartenenza». Già in fase di indagine era del resto emerso che almeno in un’ occasione nel formo era stata bruciata la carcassa di un cane. Le indagini antropologiche hanno poi portato a una stima del numero minimo di soggetti presunti. Si tratterebbe di «almeno sette individui, di cui uno con età inferiore ai 18 anni e uno certamente adulto, di sesso maschile e femminile». Durante la setacciatura delle ceneri sono stati anche trovati «numerosi elementi metallici e di altro materiale di natura non definita, assimilabili a protesi di spalla/anca, residui medicali e protesi odontoiatriche». Nonostante questo «in merito alla possibilità di poter effettuare indagini genetiche utili su tale materiale, studi in letteratura riportano le difficoltà e lo scarso successo in casi di resti cremati a temperature superiori a 300 – 700°. in aggiunta lo stato degradato della molecola aumenterebbe il rischio di dati inficiati dalla contaminazione». Su questa base secondo la Procura, se pure resta una «conferma dell’ ipotesi accusatoria dove viene eliminato ogni dubbio circa l’ origine umana delle ceneri dei frammenti ossei oggetto di cremazione”, non si ritiene “realisticamente, sulla base della più accreditata dottrina, scientificamente possibile, attraverso indagini genetiche sul materiale sequestrato e sulle urne cinerarie, individuare il profilo del Dna, e quindi risalire con ragionevole certezza al altre salme e altrettante persone offese, diverse da quelle individuate con certezza e senza ombra di dubbio nell’ imputazione». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
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