9 Marzo 2019

Scavo di un pozzo in zona Pip Il Codacons chiede il sequestro

Letizia Varano Isca Ionio Il Codacons ha chiesto alla Procura di Catanzaro il sequestro di un pozzo artesiano nel Comune di Isca, e ha presentato contestualmente una dettagliata denuncia per accertare le responsabilità relativa alla sua realizzazione in area Pip (zona per gli insediamenti produttivi). Per comprendere la pesante richiesta del Codacons, con il suo vicepresidente nazionale Francesco Di Lieto, è necessario fare un passo indietro a quest’ estate, quando l’ amministrazione comunale, il 25 luglio scorso, ha adottato un’ ordinanza di somma urgenza per realizzare pozzi di acqua potabile, per affrontare immediatamente il problema igienico imminente con il flusso turistico previsto già dalla fine di luglio. Con la formula della somma urgenza, il Comune ha ordinato a una ditta di fiducia di effettuare i lavori di realizzazione del pozzo. Il risultato è il superamento della crisi idrica. Passano i mesi e nella determina del 7 dicembre, con cui è stato approvato il resoconto di spesa pari a 25mila euro per lo scavo, viene specificato che il pozzo è stato individuato in località Lampi e che il rilascio delle relative autorizzazioni avrebbe solo finito per dilatare i tempi, senza poter risolvere il problema. Da qui le perplessità sollevate dal Codacons, che ha evidenziato come l’ area individuata dal Comune per la realizzazione del pozzo ricada all’ interno della zona per insediamenti produttivi, ovvero dove insistono attività potenzialmente inquinanti. L’ associazione dei consumatori ha, quindi, formulato un’ istanza d’ accesso al Comune per avere copie delle prescritte autorizzazioni alla realizzazione del pozzo, nonché delle analisi effettuate prima di immettere le acque nella rete idrica. Nel dare riscontro alla richiesta, il Comune ha spiegato di non essere in possesso delle autorizzazioni, rilevando come l’ acqua del pozzo non sia stata ancora immessa nella rete idrica. La risposta dell’ ente ha, quindi, sollevato il dilemma. «Se viene adottata un’ ordinanza, in via d’ urgenza, per “affrontare immediatamente il problema igienico imminente con il flusso turistico previsto sin dalla prossima settimana” – si è domandato il Codacons – com’ è possibile che il superamento delle criticità sia avvenuto senza immettere l’ acqua di quel pozzo, la cui realizzazione immediata è stata disposta con tanta fretta? Ed allora, o la “somma urgenza” era una bufala – ha proseguito Di Lieto – visto che a distanza di otto mesi ancora nulla è stato fatto per ovviare all’ atavica carenza idrica, tranne il pagamento della ditta che ha realizzato un pozzo. Oppure quell’ acqua è stata effettivamente immessa nella rete idrica». Ed è sulla base di questa ipotesi che il Codacons ha chiesto l’ intervento della Procura, perché il timore è dettato non solo dalle analisi inviate dal Comune dal quale si evince che i parametri microbiologici non sono conformi a quanto previsto dalla normativa, ma anche e soprattutto da quanto attestato dall’ Asp con una nota del 6 marzo scorso, nella quale si legge che ad oggi non risulta rilasciato giudizio di potabilità in merito al pozzo artesiano sito in località Lampi, «significando – continua la nota dell’ Asp – che mai è pervenuta da parte del sindaco pro tempore del Comune di Isca alcuna richiesta in merito». Non è affatto chiaro per il Codacons il motivo per cui si facciano opere di somma urgenza, senza poi curarsi di chiedere all’ Asp di verificare le acque captate e destinate al consumo umano.

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