28 Febbraio 2019

Ticket per Venezia, l’ ora delle polemiche «Penalizza chi dorme nei comuni vicini»

jesolo guida la rivolta, brugnaro abbozza: «bisognava pur iniziare». gli incassi? minimi
VENEZIA «È la prima volta che qualcuno osa fare qualcosa di così impattante per la vita di una città – dice il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro – Ci rendiamo conto che sarà complicato e dovremmo modificare e migliorare le norme che abbiamo inserito. Ma da qualche parte bisognava iniziare». Il giorno dopo il voto del consiglio comunale sul contributo di accesso (per i pendolari che visitano Venezia, veneti esclusi), si arrabbiano i veneziani perché dovranno pagare anche gli amici che vanno a trovarli e ancor di più protestano gli albergatori e i sindaci dei comuni vicini, i cui ospiti saranno costretti a pagare oltre alla loro tassa di soggiorno in hotel anche il ticket di accesso a Venezia. Ridotto di metà solo se «insegneranno» ai clienti le regole del rispetto della città storica. «I nostri sono turisti di serie B, incapaci del rispetto verso Venezia?», si chiede il presidente degli albergatori di Jesolo Alberto Maschio. Il sindaco Brugnaro lo ripete da tempo: «La norma tenta di aiutare la città che ha maggiori costi di gestione e pulizia, che oggi gravano solo sui residenti e le imprese». Solo per i rifiuti la differenza rispetto a un normale comune è di 30 milioni. Eppure il ticket non permetterà a Ca’ Farsetti di risanare i conti (già in ordine) o di fare cassa. Nel 2019, primo anno sperimentale, le stime parlano di 2-3 milioni di euro, praticamente lo 0,5 per cento se si considerano i 640 milioni di entrate annue del Comune. «Venezia va salvata e mantenuta, è il grande biglietto da visita per tutta l’ Italia, per questo dico che prima di essere un contributo d’ accesso il ticket rappresenta il valore che diamo a questa nostra nobile città», precisa il sindaco. Si comincia a fine maggio con 3 euro per tutti coloro che arrivano in treno, nave, pullman, lancioni, o quasi, visto la miriade di esenzioni introdotte. Poi dal prossimo anno il ticket arriverà fino a 6, 8 o 10 euro a seconda della stagionalità e dell’ afflusso. Il problema è che, se da una parte il Comune ha pensato di esentare i veneti («Perché Venezia è la capitale del Veneto», insiste Brugnaro) e naturalmente residenti, lavoratori, studenti (e chiunque sia nato a Venezia) e chi dorme negli alberghi comunali e già paga la tassa di soggiorno, dall’ altra ha deciso di «tassare» i turisti che soggiornano negli hotel fuori comune. Poco importa che la struttura sia all’ interno della Città metropolitana o in montagna, il visitatore «pendolare su Venezia» deve pagare. «Con un doppio balzello per i turisti della costa si rischia di mettere in difficoltà un comparto che alimenta l’ economia di un intero territorio, sulla tassa di sbarco serve una presa di posizione di tutto il consiglio metropolitano», interviene la deputata Pd Sara Moretto. «Brugnaro non deve tutelare sono Venezia», aggiungono gli albergatori jesolani che diffondono la prima disdetta di una comitiva francese habitué del litorale per assistere al Carnevale. «Hanno annunciato che nel 2020 rinunceranno ad alloggiare a Jesolo». Anche perché se è vero, come ricorda il sindaco di Jesolo Valerio Zoggia, che c’ è una riduzione del 50 per cento del contributo per i turisti che soggiornano in Veneto in alta media e alta stagione, è vero anche che il ticket è giornaliero, quindi una visita a Venezia da Jesolo o Padova, di 3-4 giorni, potrebbe essere davvero costosa. E spingere molti a dormire a Venezia. Non a caso Marco Dori, sindaco di Mira protesta dicendo che «gli effetti sull’ economia turistica dei comuni fuori dai confini veneziani potrebbero arrivare a valanga». Dentro i confini le critiche sono del Pd contrario non al ticket, quanto alla modalità: «Troppe esenzioni, noi non abbiamo votato la delibera perché dà carta bianca alla giunta senza la funzione di controllo del consiglio», dicono il segretario comunale Giorgio Dodi e la capogruppo Monica Sambo. Aggiunge il presidente della Municipalità di Venezia Giovanni Martini:«Venezia non è una città a pagamento, la libera circolazione non può essere messa in vendita». Ma Ca’ Farsetti tira dritto, nonostante ci sia già aria di ricorsi contro il provvedimento (previsto in Legge di Bilancio): «Ci vorranno 2-3 anni per trovare il vero bilanciamento, che è quello di ridurre il peso forte del turismo in certe giornate e rendere la città vivibile per tutti: le famiglie e chi vuole visitarla da tutto il mondo». Lo dice anche il Codacons: i proventi devono essere usati per migliorare Venezia e la vita di tutti.
francesco bottazzo

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