Codacons all’ attacco “Esami del Dna su 150 urne funerarie”
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fonte:
- La Stampa
Il confronto a distanza tra Procura e legali Codacons sul caso del Tempio Crematorio e in particolare sulla possibilità o meno dei circa 480 parenti seguiti dall’ associazione di poter entrare come parti civili nel processo penale, si riverbera sui rispettivi consulenti, anche se in realtà le diverse posizioni sono più sfumate di quanto sembra. In discussione è la possibilità di effettuare l’ esame del Dna: non sulle ceneri, cosa che tutti hanno fin da principio escluso, ma su eventuali frammenti d’ osso finiti forse nelle urne riconsegnate alle famiglie e sicuramente negli scatoloni sequestrati dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, che sotto la guida del maresciallo Tindaro Gullo, prima di irrompere nel crematorio, tutte le sere per settimane hanno controllato cosa veniva gettato nei bidoni dell’ immondizia, peraltro abusivi. In tutto sono stati recuperati 240 chili di ceneri, da cui spuntavano vari pezzi d’ osso, che sono stati affidati al laboratorio milanese del medico legale Cristina Cattaneo, una delle strutture più all’ avanguardia d’ Italia. Dopo una prima serie di esami questa avrebbe comunicato alla Procura che, viste le alte temperature di combustione legate al processo di cremazione, anche dalle ossa rimaste intatte era altamente improbabile si ricavasse del Dna utile a tracciare un profilo genetico. Di parere comprensibilmente opposto il consulente del Codacons, figura altrettanto autorevole e di riconosciuta competenza, l’ ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano, che con la dottoressa Cattaneo ha già più volte collaborato, e secondo cui invece le più moderne tecniche forensi permetterebbero comunque di ricavare dati utili al processo. Quello dell’ esame del Dna secondo i legali del Codacons è però soltanto uno degli elementi per cui è stato chiesto di poter aprire e spostare circa 150 urne, quelle per cui i familiari hanno dato il consenso. «Sarebbe riduttivo – precisano i legali – visto che sono stati trovati 240 chili di ceneri, che ovviamente non sono finite nelle urne, in qualcuna ce ne saranno quindi meno del dovuto. Anche questo è un controllo, molto semplice, ma che può rivelarsi decisivo per provare che il procedimento di cremazione e conservazione delle ceneri non è stato svolto correttamente dalla Socrebi». Tutto il discorso per ora resta però a livello teorico, dato che dalla Procura non sarebbe ancora arrivato il nullaosta per poter accedere alle urne. Si tratta di un atto dovuto, che rientra nell’ ambito delle indagini difensive e sicuramente verrà accordato, ma con la chiusura delle indagini che incombe ogni ritardo comporterà una corsa contro il tempo per poter poi presentare le prove che giustifichino la costituzione di parte civile per i tanti familiari curati dal Codacons. «Anche se in ambito processuale – proseguono gli avvocati – c’ è da tenere presente il danno psicologico di chi è rimasto coinvolto nella vicenda e quello prescinde da quello che riveleranno le urne»
mauro zola
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