Ecco perché a Sanremo ha vinto “Soldi”
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fonte:
- Il Fatto Quotidiano
Sanremo, come tutti i giochi, è una cosa serissima (o come la situazione di Flaiano, grave ma non seria). Chi scrive è tra gli autori del ribaltone del podio, ultimo scandalo elettorale in un Paese a cui a nessuno frega un cazzo se per due legislature si vota con una legge incostituzionale, ma ci si straccia le vesti scoprendo che con il nuovo Sanremellum le giurie soi disant di qualità, insieme hanno lo stesso peso del televoto. Cominciamo con il dire che l’ argomento del televoto a pagamento è una sciocchezza: che gli sms costano è circostanza che viene anche esplicitata dal regolamento del Festival, a prova diciamo di ingenuo. E poi: i cittadini non sono i consumatori. Dunque parlare di popolo (televotanti) contro élite (giornalisti e giuria d’ onore) fa abbastanza ridere. Da notare una cosa che nei giorni dello scandalo è stata ripetuta da diversi colleghi: giurie “altre” rispetto al voto da casa sono state introdotte per bilanciare il televoto. Ricordate il 2010, quando vinse “a far l’ amore in tutti i luoghi e in tutti laghi”? L’ orchestra, ricorda Antonella Nesi sul sito dell’ Adnkronos, lanciò in aria gli spartiti per protestare contro l’ esclusione dal podio di Malika Ayane. Chiarite le questioni di metodo, veniamo alla sostanza. Perché la Sala stampa (che pesa per il 30%) ha votato Mahmood? La risposta più probabile è: quello che in gergo si chiama “hook” (l’ amo che fa abboccare l’ ascoltatore) di Soldi cattura l’ orecchio più delle altre. Eppure c’ è chi ha scritto che i giornalisti hanno voluto dare una lezione a Salvini e chi che sarebbero stati imbeccati da Soros Forse è il momento di prender le distanze (con tante scuse a Giorgio Gaber): l’ anno prossimo, qualunque sia il regolamento, meglio astenersi. Detto ciò, tutto è precipitato perché è scoppiato il caso Ultimo, che voleva esser evangelicamente e legittimamente primo. È arrivato secondo e non l’ ha presa niente bene. Dopo aver accusato i giornalisti di “avergliela tirata” scrivendo che la canzone poteva vincere, ha precisato: “Avete solo questa settimana per sentirvi importanti e rompete il cazzo”. A fianco, i più navigati tenorini del Volo lo invitavano alla calma. Poi ci si sono messi pure loro, accusando la Sala stampa di averli bullizzati. Com’ è ormai noto all’ intero orbe terracqueo, il gruppo è protagonista di un caso: in un video i tre vengono insultati (cosa che non si fa, mai); in un altro sono i protagonisti di uno sketch che da decenni viene recitato in sala stampa (fin dai tempi in cui era presidente della Sala stampa il mitico Paolo Zaccagnini). Mentre Il Volo si esibisce, un collega dalla voce potente gli indirizza un “In galera” che è una citazione di Giorgio Bracardi da Alto gradimento. Una cosa che è accaduta mille volte (Mino Reitano, ricordava ieri Marco Mangiarotti del Qn, ringraziava) e che, oltre a sciogliere la tensione di una serata faticosa, è un omaggio a quella meravigliosa epoca. Tempi in cui ci si prendeva meno sul serio e l’ importante era anche partecipare (Zucchero e Vasco arrivarono penultimi, caro Ultimo). Quella della banda di Renzo Arbore era una comicità demenziale, gioiosa, piena di goliardia e cazzeggio eppure mai sgraziata: una cosa oggi inimmaginabile. Non si può più dire nulla, nemmeno esprimere il proprio gusto, che il Codacons e l’ associazione dei criceti albini (esisterà di sicuro) presentano un esposto. Se il Volo si è sentito bullizzato merita tutte le nostre più sentite scuse. Però non è un bel posto dove stare quello in cui non si può scherzare (e non ci riferiamo agli ingiustificabili insulti, né a quelli indirizzati al Volo né a quelli inviati ai giornalisti dopo). E sarebbe così liberatorio certe volte poter dire, in un educatissimo francese si badi bene, con il grande Proietti: nun me rompe er.
silvia truzzi
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