Il raggiro dei mobili, decine di casi
-
fonte:
- Il Gazzettino
`l’ avvocato del codacons: ti fanno firmare il consenso a ricevere il catalogo invece è l’ impegno a comprare arredi `sotto accusa una ditta di vigonza. ecco la storia di una 50enne che dopo la visita dell’ agente ha capito di dover pagare 3.500 euro
CORDENONS Il consenso dato per ricevere a casa un catalogo di pubblicità ha rischiato di trasformarsi in una costosa disavventura. Vittima della vicenda una 50enne di Cordenons, Maddalena B., che a metà dicembre dello scorso anno era stata contattata da un’ azienda di Vigonza, nel Padovano, che le aveva proposto telefonicamente l’ invio di un catalogo pubblicitario di complementi di arredo e mobili, senza impegno relativo all’ acquisto. Non si era mai parlato, infatti, né di soldi né tanto meno di un impegno ad acquistare beni. Ma soltanto della disponibilità da parte della donna di ricevere a casa l’ elenco dei prodotti, così da poterli visionare ed, eventualmente, valutare in tutta serenità in futuro il possibile acquisto. LA VISITA La 50enne, come ha raccontato al Codacons, l’ associazione che tutela i consumatori, alla quale si è rivolta in cerca d’ aiuto, aveva ricevuto qualche giorno dopo il contatto telefonico la visita a casa di un incaricato dell’ azienda. Un incontro informale, come tanti altri, nel corso del quale l’ agente aveva spiegato la filosofia della ditta con la quale collabora. Da lì a poco Maddalena B. sarebbe stata invitata a firmare alcuni fogli. «Questo aveva sottolineato l’ agente per il consenso al trattamento dei dati personali che permetterà l’ invio di un catalogo all’ interno del quale saranno visibili i prodotti che l’ azienda vende e distribuisce». Tutto normale, dunque, almeno all’ apparenza. IL SOSPETTO C’ era qualcosa, però, che aveva insospettito la donna, la quale, soltanto in secondo momento, si è accorta di aver sottoscritto un vero e proprio contratto di acquisto di merce, non meglio specificata, per in importo complessivo di 3mila e 500 euro. Quelle firme, pertanto, non servivano a dare il consenso al trattamento dei dati personali bensì a dare il via libera all’ azienda per la vendita di complementi di arredo e mobili. A nulla erano servite le rimostranze della donna che, telefonando direttamente alla ditta, aveva spiegato che c’ era stato un errore. O meglio che era vittima di una condotta scorretta da parte dell’ agente che, con l’ inganno, le aveva fatto sottoscrivere un contratto da 3mila e 500 euro. L’ AVVOCATO «Effettivamente – spiega l’ avvocato Margherita Cusin, responsabile del Codacons della circoscrizione di Pordenone, la signora Maddalena è stata raggirata. Solitamente (è proprio qui che sta l’ errore degli utenti), fidandosi di chi in quel momento ti sta facendo firmare qualcosa, si evita, per velocizzare i tempi, di leggere tutte le condizioni scritte. Spesso, purtroppo, soltanto a posteriori si realizza di aver sottoscritto un vero e proprio contratto commerciale. La mia assistita aveva semplicemente firmato il consenso al trattamento dei dati personali, procedura che le avrebbe permesso di ricevere a casa il catalogo con la pubblicità. Non si era minimamente parlato di soldi e di potenziali acquisti. Ora abbiamo mandato una raccomandata all’ azienda e fatto i primi passi verso la risoluzione del caso. Casi come questi sono all’ ordine del giorno. «In un anno evidenzia la Cusin riceviamo decine di segnalazioni. E, guarda caso, tutte le aziende coinvolte hanno lo stesso modus operandi e di approcciarsi con il cliente». LA DENUNCIA Che fare, dunque, se ci si accorge di essere incappati in situazioni simili a quella denunciata dalla 50enne di Cordenons? «Innanzitutto il consiglio dell’ avvocato è necessario leggere sempre un contratto prima di firmare e conservare una copia. Scrivere una raccomandata con avviso di ricevimento all’ azienda venditrice, comunicando la volontà di recesso contrattuale senza alcun onere a proprio carico. Infine sporgere denuncia-querela ai carabinieri o alla polizia nel caso di truffa o raggiro. Il solo fatto di inviare una raccomandata, spesso, è sufficiente a chiudere bonariamente la vicenda». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
alberto comisso
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
-
Tags: Margherita Cusin, mobili, Pordenone, truffa, Vigonza
