Tra complotti e retroscena così steccano i politici
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fonte:
- Il Secolo XIX
Per cinque lunghissimi giorni chi sperava di poter descrivere questa prima edizione del Festival dell’ era gialloverde come un crescendo di polemiche e di invelenite contrapposizioni era rimasto a bocca asciutta. Gole afone, penne inaridite, sciabole riposte nel fodero. Tutto sopito dall’ andamento lento e un po’ soporifero di questa kermesse. Poi vince Mahmood e a tanti non parvero. Il primo posto di un ragazzo italiano, un milanese di Gratosoglio con il papà egiziano scatena il caos, finalmente evocando il Grande Tema tanto atteso: la contrapposizione tra il voto del popolo (il televoto) e quello delle élite (identificate nei giornalisti e nella giuria d’ onore). Con tanto di esposto del Codacons all’ Antitrust: «Il meccanismo di voto ha di fatto annullato le preferenze espresse dal pubblico con possibile danno economico per i cittadini». E dire che nel primo tweet di Matteo Salvini, quello che ha innescato il can can, Mahmood è solo un effetto collaterale. I collaboratori del leader della Lega e i (poco) complicati algoritmi della Bestia avevano puntato su Ultimo da giorni e per un solo motivo: era il più apprezzato e sostenuto dal pubblico di casa e lo si sapeva. Poi vince Soldi e Salvini non si trattiene: «#Mahmood… mah… La canzone italiana più bella?!? Io avrei scelto #Ultimo, voi che dite??». Tradotto: al mio segnale scatenate l’ inferno: «Mahmood è una spia islamica e questo è il Festival dei datteri»; «È un Festival contro gli italiani»; «Sanremo è in mano alle lobby». Dall’ altra parte anche le truppe antisalviniane e ostili all’ esecutivo affilano le lame. Così, a dar man forte al collega vicepremier, arriva anche la dichiarazione di Di Maio, il capo politico dei Cinquestelle: «Chista usando la canzone che ha vinto Sanremo contro il governo sta a pezzi. E lasciatemelo dire, fa un favore a questo governo». Mica è finita qui: «La giuria, composta da critici musicali del “calibro” – ironizza Di Maio- di Beppe Severgnini, e la sala stampa hanno ribaltato il risultato del televoto. Non ha vinto quello che voleva la maggioranza dei votanti, ma quello che voleva la minoranza della giuria, composta in gran parte da giornalisti e radical chic». La preferenza di Di Maio? Cristicchi, ascoltato e riascoltato su Spotify. Può non dir la sua Alessandro Di Battista? «Mi scandalizza che la politica sia entrata pesantemente pure a Sanremo, esistono tanti tipi di razzisti in Italia, anche quelli che utilizzano la vittoria di un cit tadino italiano a scopo elettorale». Visto che la serenità già regna sovrana, interviene una giornalista, quella Maria Giovanni Maglie in predicato di condurre una striscia dopo il Tg1: «Un vincitore molto annunciato, si chiama Maometto, la frasetta in arabo c’ è, c’ è anche il Ramadan e il narghilè, e il meticciato è assicurato». Anche le opposizioni ribattono colpo su colpo. Monica Cirinnà contro Dibba: «È Salvi ni che strumentalizza». La Boldrini fa i complimenti e va in coppia con Elisa Isoardi: «Viva l’ incontro delle culture». Giorgia Meloni incalza da destra: «Complimenti all’ artista, ma il voto è stato una presa in giro». A ruota Forza Italia con Elisabetta Gardini, europarlamentare: «La vittoria di Soldi avviene solo per una giuria più interessata a educare il popolo nel nome del politicamente corretto che non a formulare un giudizio di merito». Tutti d’ accordo sotto le insegne del Cavaliere? Ovviamente no, secondo copione: «La canzone di Mahmood può non piacere ma le sue origini non c’ entrano nulla! Per una volta parliamo di musica, non di politica», sferza Maria Stella Gelmini. Il record del complottismo è però affidato a un esponente del Pd. Ecco le parole di Gianfranco Librandi: «Questo Festival di Raiuno è il fallimento della politica leghista del prima gli italiani? Oppure una sofisticata provocazione per favorire la Lega in Abruzzo?» Fosse vera la seconda, Raiuno avrebbe favorito la vittoria di Mahmood per scatenare una reazione ostile e far vincere il Carroccio proprio nel giorno in cui si vota nella regione dell’ Aquila. Davvero un complotto machiavellico. – [email protected].
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