7 Febbraio 2019

«Abbattere i cinghiali. Con arco e frecce»

l’ emergenza approvata in regione la mozione della lega per contrastare la proliferazione di questi animali danni alle colture e alle persone: «strumento ecologico». e piovono critiche: «se ferito è ancora più pericoloso»
D’ accordo che la caccia – in particolare quella con arco e frecce – rappresenta uno dei istinti primordiali dell’ uomo, ma quanto votato l’ altro giorno dal Consiglio regionale – nella seduta dedicata ai cosiddetti “atti d’ indirizzo” – davvero porta indietro le lancette del tempo sino agli albori della storia. Già, perché il Pirellone ha discusso e votato due mozioni sul tema “caldo” dell’ invasione dei cinghiali, che interessa da vicino anche vaste zone del Comasco, dalla Tremezzina (con la piana di Rogaro sopra Tremezzo in primis) alla Val d’ Intelvi dal Porlezzese all’ Olgiatese. La Provincia interessata In quella targata Lega Nord (primo firmatario Francesco Ghiroldi) – l’ altra è stata presentata da Franco Lucente (Fratelli d’ Italia) – è passata la linea che prevede alla voce “metodo di controllo delle popolazioni (di cinghiali, ndr)” anche l’ impiego «dell’ arco come strumento di caccia massimamente ecologico» oltre all’ estensione degli abbattimenti all’ imbrunire. Il provvedimento – che arriva ad un mese dall’ incidente mortale lungo l’ autostrada A1, causato da alcuni cinghiali che hanno invaso la sede stradale – è stato a lungo dibattuto ed alla fine si è deciso di votarlo per parti separate. Il Partito Democratico ad esempio ha espresso parere negativo proprio sul punto riguardante la caccia con l’ arco e forti critiche sono arrivate anche dal Movimento 5 Stelle. Il tema di fondo è che «l’ eccessiva proliferazione del cinghiale ha assunto i connotati di una vera e propria emergenza, che come tale va trattata e investe ormai una cospicua parte del territorio, dalla montagna alla pianura». Certo l’ attenzione è stata catalizzata in toto (o quasi) dal punto relativo alla caccia con arco e frecce per ridurre il numero dei cinghiali, anche se la mozione ha detto anche altro, toccando il pressing istituzionale per far riconoscere la figura dell’ operatore volontario, cioè di un cacciatore appositamente formato per l’ attività di contenimento con la supervisione delle polizie provinciali. Per la cronaca, i selecontrollori – ovvero cacciatori adeguatamente formati ed abilitati – sono da tempo fermi al palo. Lo stesso assessore regionale all’ Agricoltura, Fabio Rolfi, ha ammesso che è «molto importante intervenire subito», anche come azione preventiva dopo i casi di peste suina registrati in alcuni Paesi europei e che vedono i cinghiali come veicolo di trasmissione. La notizia del via libera del Pirellone alla caccia con arco e frecce a questo temibile ungulato è rimbalzata anche in riva al Lario, dove peraltro una richiesta analoga era stata inoltrata anni fa alla Provincia (quando ancora la delega alla Caccia era in capo a Villa Saporiti). Dubbi e proteste Uno dei (maggiori) dubbi è legato al fatto che la caccia con l’ arco può determinare una percentuale superiore di capi feriti rispetto all’ uso della carabina, con possibili conseguenze in tema di sicurezza, essendo nota la pericolosità di un cinghiale ferito. Peraltro risulta difficile se non addirittura improponibile l’ utilizzo dell’ arco dall’ imbrunire in poi. Nelle ultime ore è arrivata anche la presa di posizione del Codacons contro la mozione. Nella nota diffusa al termine della seduta, il presidente del Consiglio regionale, il comasco Alessandro Fermi, senza entrare nel merito della “questione arco”, ha parlato di «giudizio positivo per le nuove indicazioni contenute per potenziare strumenti e azioni di contrasto contro il proliferare dei cinghiali sul nostro territorio».
marco palumbo

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