6 Febbraio 2019

Crollo sulla 106 a Germaneto La Procura chiede il processo

Gaetano Mazzuca Mandare a processo le tre persone indagate nell’ inchiesta sul cedimento dello svincolo di Germaneto sulla nuova statale 106: questa la richiesta avanzata ieri in aula dal pm durante l’ udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Catanzaro Antonio Battaglia. Rischiano il processo Alessio Marino Ajmone Cat, di Milano, progettista della “Astaldi”, Antonio Bevilacqua, palermitano, direttore dei lavori del tratto stradale, e Michele Mele, collaudatore statico. Nell’ udienza di ieri si è costituita parte civile l’ Anas, dovrà invece attendere il Codacons. L’ associazione ha infatti chiesto di entrare nel procedimento giudiziario ma dopo l’ opposizione dell’ avvocato Aldo Casalinuovo, il gup si è riservato la decisione che scioglierà nella prossima udienza fissata per il 19 marzo. Nel mirino della Procura guidata da Nicola Gratteri è finito il cedimento strutturale di un muro di contenimento della rampa di accesso numero 6 alla variante della Statale fra Simeri Crichi e Squillace. A maggio 2017 il tratto crollato era stato posto sotto sequestro da parte della Guardia di Finanza e gli accertamenti sugli interventi eseguiti erano stati affidati a un pool di esperti dell’ Unical. Proprio sulla base di queste verifiche sono state effettuate le contestazioni messe nero su bianco dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e dal sostituto Vito Valerio. Ai tre professionisti vengono contestate condotte attive o omissive, ciascuno per la propria qualifica, che avrebbero «cagionato, per colpa generica e specifica, il crollo del muro di contenimento». Nessun ferito per fortuna, ma tanti disagi alla circolazione: la chiusura della rampa d’ accesso ha causato enormi difficoltà per mesi e mesi, fino a quando – dopo l’ esecuzione dei lavori di messa in sicurezza – l’ accesso alla statale non è stato regolarmente ripristinato. Nel dettaglio – stando alla richiesta di rinvio a giudizio – Ajmone Cat non avrebbe previsto nella progettazione un idoneo ed efficace sistema di drenaggio dell’ acqua. E avrebbe effettuato una sottostima dei carichi che sarebbero andati ad agire sul terrapieno, procedendo al contrario con una sovrastima dei parametri di resistenza meccanica del terreno. Da parte sua Bevilacqua, durante i lavori, avrebbe omesso di segnalare il difetto di progettazione, quantomeno in riferimento all’ insussistenza di un idoneo e necessario sistema di drenaggio dell’ acqua. Infine Mele in occasione del collaudo finale non avrebbe riscontrato alcuna delle presunte criticità progettuali, secondo l’ accusa «evincibili attraverso l’ ordinaria osservanza delle “regole della tecnica”».

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