Altri 5 viadotti in pericolo e 300 sotto osservazione
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fonte:
- Libero
inchiesta sul morandi: ancora 11 indagati
MARCO BARDESONO Ci sono altri cinque viadotti che rischierebbero di crollare come è accaduto al ponte Morandi lo scorso 14 agosto. Si tratterebbe del “Pecetti” e del “Sei Luci”, in Liguria, del “Paolillo” in Puglia e di altre due infrastrutture in provincia di Milano e di Pescara: il ponte di Rho e L “Moro”. La Guardia di Finanza ha acquisito una copiosa documentazione tecnica su questi cinque viadotti negli uffici di Autostrade di Genova, Milano, Firenze, Bologna, Bari e Pescara. Un’ indagine, quella delle Fiamme Gialle, doverosa, ma che secondo Autostrade Spa, «non significa che i viadotti siano a rischio, perché non lo sono. Noi li monitoriamo – spiegano da via Bergamini a Roma, sede della società -, come del resto facciamo con tutti i ponti della rete autostradale». A questi cinque viadotti, però, potrebbero aggiungersene altri. Infatti il disastro del Morandi ha innescato un’ immediata concatenazione di allarmi, lanciati un po’ in tutta Italia sui cavalcavia che attraversano città e zone al di fuori di esse, viadotti di autostrade e tratti urbani, che hanno destato l’ attenzione dell’ ingegneristica italiana. I viadotti a rischio sono al nord e nel sud Italia e lungo la dorsale appenninica dove vi sono la maggior parte dei ponti sotto osservazione, e sarebbero oltre trecento. Tutti sotto osservazione per lo stesso motivo: la loro età (quasi tutti risalgono agli anni ’50 e ’60) e il loro stato di usura. REGIONI E COMUNI Lo stesso ministero delle Infrastrutture ha deciso di avviare un monitoraggio interessando regioni, comuni, province e tutti i gestori, mentre il Codacons ha diffidato i prefetti delle zone con cavalcavia o viadotti a rischio. Ai prefetti, chiamati in causa quali responsabili diretti della sicurezza pubblica, l’ Associazione chiede di «disporre un blocco temporaneo per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio». Una necessità che, secondo Codacons, s’ impone alla luce dei fatti per dar modo di svolgere un’ attenta opera di monitoraggio e valutazione del rischio. Ma qualche prefetto, come Laura Lega di Firenze, si era già attivato, riunendo intorno a un tavolo tutti gli enti interessati in modo da aggiornare l’ elenco delle infrastrutture a rischio e intervenire di conseguenza. Finora si sono susseguite le più diverse ipotesi sulle cause (e concause) che potrebbero aver provocato il crollo del viadotto genovese e la conseguente strage. Nel frattempo prosegue e si allarga l’ indagine riguardante il crollo del Morandi che provocò la morte di 43 persone. È di ieri come l’ iscrizione nel registro degli indagati di altre dieci persone, tutti tecnici e dirigenti di Autostrade per l’ Italia e della controllata Spea. Il totale delle persone sotto inchiesta sale dunque a 32, i primi hanno raccontato ai pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno, le criticità del viadotto e le azioni omesse o eseguite per porre in sicurezza la struttura; gli ultimi 11 sarebbero tutti accusati di falso. Per il crollo del Morandi due commissioni d’ inchiesta, una della procura, l’ altra del Ministero dei Trasporti, sono state incaricate di stabilire la verità sul cedimento, per dare una risposta concreta non solo alle famiglie delle vittime ma anche all’ Italia intera, in attesa di conoscere le ragioni di una delle peggiori sciagure degli ultimi anni. RESIDENTI ALLARMATI Scarsa manutenzione, rottura di un tirante, collasso strutturale: tutto è ancora al vaglio degli inquirenti. Invece per ciò che riguarda l’ abbattimento del troncone del Morandi che permetterebbe l’ avvio dei lavori per la ricostruzione del viadotto, nelle ultime ore si è valutata l’ ipotesi di ricorrere all’ esplosivo per demolire il troncone Ovest. Un’ eventualità che ha allarmato i residenti della zona che attraverso una nota di uno dei comitati degli sfollati, hanno espresso «perplessità sull’ utilizzo di materiale esplosivo che potrebbe avere delle conseguenze anche sulla salute dei cittadini». Il commissario per la ricostruzione e sindaco di Genova, Marco Bucci ha fatto il punto della situazione sui lavori, senza confermare l’ uso degli esplosivi: «Non credo che ci saranno problemi. Io lavoro – ha detto – per la best option e questa è ciò che conta. Penso che l’ ultima parte demolita sarà a fine maggio, primi di giugno, ma la ricostruzione partirà prima, il 31 marzo. Entro quella data saranno abbattute tutte le strutture necessarie per ricostruire mentre altre parti saranno abbattute dopo. A noi interessa che alla fine di marzo si inizi a costruire». riproduzione riservata.
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