«Mancati indennizzi» richiesta di Riesame della sentenza Cedu
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Soddisfatti, ma non del tutto. Un gruppo di 130 cittadini di Taranto, che aveva già promosso ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo contro l’ Italia per le mancate precauzioni a tutela della popolazione in merito alle emissioni dello stabilimento Ilva, presenterà proposta di Riesame della sentenza che giovedì scorso ha condannato l’ Italia per la violazione degli articoli 8 e 13 della Convenzione. Non sono stati tuttavia stabiliti indennizzi, ma solo la rifusione di 5mila euro per le spese legali di ciascuno dei due ricorsi riuniti (il primo di 52 cittadini, il secondo di 130), e non per ogni ricorrente come si era appreso in un primo momento. «Considerando altresì che, con ogni probabilità, il Governo italiano – annuncia in una nota l’ ex consigliere comunale Lina Ambrogi Melle, prima firmataria del ricorso promosso dallo studio internazionale Saccucci – presenterà una richiesta di riesame in Grande Camera, è nostra intenzione formulare analoga richiesta al fine di lamentare sia il mancato autonomo esame della doglianza relativa alla violazione del diritto alla vita (art. 2 Cedu), sia la mancata indicazione da parte della Camera della Corte di misure generali volte a porre termine alle violazioni accertate (art. 46 Cedu), sia il rigetto della domanda di indennizzo pecuniario per il danno morale subito dai ricorrenti (art. 41 Cedu)». La richiesta di riesame, da presentare entro tre mesi dalla pubblicazione della sentenza, viene sottoposta al giudizio preliminare di un collegio di 5 giudici che quale decide se il caso merita di essere nuovamente discusso dinanzi alla Grande Camera in ragione della complessità e dell’ importanza generale della questione. «Se – spiega Ambrogi Melle – la richiesta di riesame viene accolta, si svolgerà un nuovo processo dinanzi alla Grande Camera nel corso del quale sarà fissata un’ udienza pubblica di discussione. Se la richiesta viene, invece, respinta, la sentenza della Camera diventerà definitiva e sarà messa in esecuzione». Pur essendo «molto soddisfatti – afferma ancora – per l’ esito del ricorso dal punto di vista dell’ accertamento pieno della responsabilità dello Stato italiano per la mancata protezione della salute dei residenti di Taranto dal grave inquinamento prodotto dall’ Ilva, riteniamo che la Corte non abbia tratto le dovute conseguenze da un tale accertamento, lasciando alle autorità statali un margine di apprezzamento eccessivamente ampio nell’ individuazione delle misure e dei tempi entro cui porre termine alle violazioni riscontrate, soprattutto in ragione delle plurime e decennali omissioni». Nel merito, la Corte di Strasburgo ha accertato la violazione del diritto al godimento della vita privata e familiare (art. 8 Cedu) e del diritto ad un rimedio effettivo (art. 13 Ce du). Ha ritenuto, invece, di non doversi pronunciare sulla violazione del diritto alla vita (art. 2 Cedu). La Cedu ha stabilito che «le autorità italiane non hanno adottato le misure necessarie a garantire la protezione effettiva del diritto alla salute dei ricorrenti». In breve, ha eccepito la Corte, «la gestione da parte delle autorità nazionali della questione ambientale relativa all’ attività produttiva della società Ilva di Taranto, è, ad oggi, in stallo». Pertanto, i giudici hanno constatato che la prosecuzione della situazione di inquinamento ambientale mette in pericolo la salute dei ricorrenti e, più in generale, quella della popolazione residente nei Comuni a rischio. «Quanto alla violazione dell’ art. 13 Cedu – aggiunge l’ ex consigliere comunale – la Corte ha rilevato che non sussistono mezzi di ricorso interni attraverso i quali i ricorrenti avrebbero potuto lamentare “l’ impossibilità di ottenere delle misure volte a garantire la bonifica delle zone coinvolte dalle emissioni nocive della fabbrica” anche in ragione dell’ immunità penale e amministrativa accordata ai Commissari dell’ Ilva ed ai futuri acquirenti». La Corte, sostiene Ambrogi Melle, «avrebbe potuto condannare il Governo italiano ad adottare specifiche misure di carattere generale necessarie ad eliminare le cause “sistemiche” all’ origine della situazione». Invece ritenuto che, data la complessità tecnica delle misure necessarie a bonificare le zone interessate, non fosse necessario applicare la procedura descritta, limitandosi a sottolineare l’ opportunità che sia data esecuzione al Piano ambientale «nel più breve tempo possibile». Intanto, il Codacons ha annunciato che «presenterà a breve una mega azione collettiva alla Corte Europea dei diritti dell’ uomo con la quale si propone di far ottenere ad ogni abitante di Taranto cinquemila euro di indennizzo per i danni ambientali e morali subiti».
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