27 Gennaio 2019

Per le famiglie spese in aumento fino a 632 euro

la città più cara d’ italia è bolzano seguita da reggio emilia nella top ten 4 città dell’ emilia romagna. piacenza al 39° posto
Anche se nel 2018 l’ inflazione media è rimasta allo stesso livello del 2017, con un tasso dell’ 1,2%, per le famiglie il costo della vita è aumentato in media di 285 euro e una stangata ancora più pesante ha colpito il Nord-Est (315 euro). Un’ analisi dell’ Unione nazionale consumatori sui dati Istat dà, ancora una volta, a Bolzano la palma di città più cara d’ Italia. Con un tasso di inflazione dell’ 1,6% qui i rincari hanno raggiunto 632 euro. Le differenze tra una città e l’ altra sono molto ampie, nei prezzi come in molti altri aspetti, al punto che a Potenza, gli aumenti sono stati dieci volte inferiori a quelli della città altoatesina: 63 euro, grazie al tasso di inflazione più basso d’ Italia (0,3%). E anche ad Ancora e a Caltanissetta, i rincari sono rimasti molto sotto alla media (87 e 117 euro). Tra le città più care, dopo Bolzano, si posiziona Reggio Emilia, con un incremento dei prezzi dell’ 1,8% e una spesa annua supplementare di 505 euro; al terzo posto Forlì/Cesena, dove l’ inflazione dell’ 1,7% implica un’ impennata del costo della vita di 477 euro. Seguono Lecco (472 euro), Ravenna (449 euro), Lodi (444 euro), Pistoia (429 euro), Arezzo (403 euro), Cuneo e Bologna (395 euro per entrambe). Piacenza e Parma si piazzano al 39° e al 40° posto con 281 euro. «Per le famiglie si tratta di rincari che hanno peggiorato pesantemente la loro condizione, dato che gli stipendi e le pensioni non sono certo aumentati quanto il costo della vita», commenta il presidente dell’ Unc, Massimiliano Dona, che avverte: «Finché tutto aumenta tranne quanto le famiglie percepi scono, è chiaro che i consumi resteranno al palo ed il Pil non potrà salire in modo significativo». A conferma di questo, il 2018 è stato un anno da dimenticare per gli esercizi commerciali. Le vendite negli esercizi commerciali – web incluso -, secondo una simulazione condotta dal Cer per Confesercenti, si sono ridotte di oltre 1 miliardo di euro, segnando la prima flessione tendenziale in quattro anni. E lo scenario rimane difficile pure nel 2019, anche se misure espansive come il reddito di cittadinanza potrebbero arrestare il declino. Ma se nel 2020 dovessero scattare i maxi -aumenti Iva previsti dalle clausole di salvaguardia, si rischia una riduzione di 10 miliardi della spesa delle famiglie. Consumi che già scontano un forte rallentamento: in questi 10 anni, la spesa mensile delle famiglie italiane è cresciuta appena del +3,4% (da una media di 2.480 euro a 2.563,94 euro) – evidenzia il Codacons rielaborando dati regionali Istat -, a fronte di un’ inflazione cresciuta com plessivamente del +15,8%. Se la situazione economica non è certo favorevole non sembra calare invece la fiducia degli operatori italiani nel campo del settore agricolo. La fiducia degli agricoltori europei nella situazione economica è diminuita nell’ ultima parte dell’ anno scorso, ma gli italiani sono in controtendenza. I motivi del calo, registrato dal rapporto sul “sentiment” degli agricoltori realizzato due volte l’ anno dal Copa-Cogeca, sono riconducibili alla prolungata siccità del 2018 nell’ Europa centro -settentrionale. Gli italiani, viceversa, sono più ottimisti dei loro colleghi europei sia sull’ attuale situazione economica che sulle prospettive future, perché la siccità quest’ anno ha colpito la Penisola in modo meno incisivo.

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