Orrori al forno crematorio I ricorsi sono diventati 400
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fonte:
- La Provincia di Como
Mentre la questione del forno crematorio di Como sembra avvicinarsi a piccoli passi a una soluzione (ne parliamo qui sotto), da Biella arrivano un po’ di novità sul fronte dell’ indagine che lo scorso novembre aveva gettato nello sconforto anche tanti comaschi. La storia, per rinfrescare la memoria, è questa: sulla scorta delle dichiarazioni di un “pentito”, la procura biellese aveva avviato un’ indagine sull’ attività del “tempio crematorio” in funzione nella cittadina piemontese, scoprendo, nel giro di poche settimane – anche tramite l’ utilizzo di telecamere nascoste – che per fare fronte al moltiplicarsi delle richieste di cremazione (in arrivo anche da Como), i titolari dell’ impianto avevano organizzato – per dirla con gli investigatori – «una lugubre catena di montaggio della morte a fini di lucro», con salme cremate insieme, ceneri mescolate e cadaveri distrutti per consentire al forno di funzionare a un regime maggiore, incrementando così i guadagni. Ne era seguita una giustificata sollevazione popolare anche a Como, da dove, essendo fermo l’ impianto crematorio del cimitero, centinaia di salme erano state dirottate verso altre città, Biella in primis (si calcola che dal giugno 2016 siamo addirittura u migliaio). Alla sollevazione aveva fatto seguito una sorta di class-action promossa dal Codacons. La notizia è che questa settimana, in Procura a Biella, l’ avvocato Alessandra Guarini consegnerà l’ ultima tranche di denunce, più o meno 150 esposti che si aggiungono ai precedenti, per un totale di 400. Non sarà facile: per ciascuno di quei morti trasferiti in Piemonte, bisognerà dimostrare l’ effettiva sussistenza del danno, e per farlo bisognerà rivolgersi a un laboratorio specializzato nell’ esame del Dna. Il passo successivo sarà il confronto con eventuali piccoli parti d’ ossa eventualmente contenuti nelle urne. I legali del Codacons chiederanno 400 autorizzazioni per poter aprire e spostare le urne contenenti le ceneri, da affidarsi successivamente al team di specialisti dell’ ex comandante del Ris dei carabinieri Luciano Garofano, con l’ incarico di verificare se sia o meno possibile estrarre il Dna. Soltanto a quel punto sarà possibile stabilire quanti tra i 400 estensori di quelle denunce potranno davvero prendere parte all’ eventuale processo per ottenere un risarcimento in caso di condanna. Con tante vittime, l’ eventuale processo si preannuncia davvero difficile da gestire. S. Fer.
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