17 Gennaio 2019

Istat Frenata generale: fatturati, ordini e prezzi

a pesare è la debolezza della domanda interna. particolarmente sofferente il mercato delle auto: fatturato giù del 9,3% costo della vita regioni più care: l’ emilia è seconda
ROMA Dopo il crollo della produzione dell’ industria, a novembre 2018, l’ Istat registra una tendenza al «progressivo rallentamento» del fatturato e degli ordinativi e una frenata dei prezzi, nei dati definitivi di dicembre. L’ inflazione, nel 2018, si ferma così a un tasso dell’ 1,2%, lo stesso del 2017. FATTURATO E ORDINI Quanto al fatturato, l’ indice corretto aumenta dello 0,6% a novembre, rispetto al 2017. E’ il risultato peggiore da oltre due anni, a partire da ottobre 2016. Rispetto a ottobre, c’ è un aumento dello 0,1% solo grazie al comparto energia, al netto del quale cala dello 0,2%. Gli ordini diminuiscono dello 0,2% sul mese e, in maniera più marcata sull’ anno (-2%) affossati dalla debolezza della domanda interna. Il mercato nazionale risulta in flessione del 4,4% su base annua, mentre quello estero cresce del l’ 1,4%, per gli ordini, e, anche per il fatturato, è la componente interna a mancare al l’ appello (-2,5% su anno). Soffrono più di tutti due settori bandiera del made in Italy: il farmaceutico per le vendite (-9,7% su anno) e i mezzi di trasporto per gli ordini (-11,2%). Tutti segni meno colpiscono, poi, l’ industria degli autoveicoli che perde il 9,3% del fatturato da novembre 2017 e il 14% degli ordini. Mentre il giro d’ affari del coke e dei prodotti petroliferi raffinati aumenta del 13,5% e gli ordini di apparecchiature elettriche del 27,4%. Tra i grandi raggruppamenti di industrie, il fatturato segna un aumento congiunturale dell’ 1,9% per i beni strumentali e una riduzione dell’ 1% per i beni di consumo e per quelli intermedi. INFLAZIONE Ancora una volta, le vendite di beni di consumo arrancano, nonostante i loro prezzi siano in frenata, alla fine dell’ anno. L’ Istat conferma le stime preliminari del tasso di inflazione, che cala all’ 1,1% a dicembre, dall’ 1,6% del mese precedente. L’ istituto abbassa, in l’ Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle regioni più care del 2018 in termini di aumento del costo della vita. La regione più cara del 2018, in termini di spesa aggiuntiva, è il Trentino Alto Adige dove l’ inflazione media del l’ 1,6% determina, per una famiglia tipo, una stangata pari a 453 euro su base annua. Segue l’ Emilia Romagna, dove l’ incremento dei prezzi dell’ 1,4% implica una spesa annua supplementare di 381 euro, terza la Lombardia, inflazione dell’ 1,3% e rincari pari a 371 euro. La Basilicata è la regione meno cara, con un’ inflazione dello 0,4% che si traduce in un aumento di 203 euro. Stilata anche la graduatoria per quanto riguarda le ripartizioni geografiche. In testa il Nord ovest che, con un’ inflazione dell’ 1,3%, al secondo posto, il Nord Est con un rialzo dei prezzi dell’ 1,2%. vece, il dato sul cosiddetto «carrello della spesa» con i beni alimentari per la cura della casa e della persona, che dal +0,9% di novembre passa a +0,7% (era 0,8%). Nell’ intero 2018, i prezzi sono congelati allo stesso tasso del 2017, ma non per le famiglie meno abbienti, per le quali l’ inflazione aumenta. Un’ analisi Istat mostra, infatti, che per il 20% delle famiglie con minore capacità di spesa, i rincari salgono fino all’ 1,5% nel 2018 (erano +1,4% nel 2017). Al contrario, per il 20% delle famiglie a maggiore spesa, scendono a +1,1% da +1,3%. Questa differenza è dovuta, soprattutto, al peso maggiore, sul bilancio delle famiglie meno abbienti, dei rincari dei beni e dell’ energia. Quelle più ricche, invece, beneficiano di più del rallentamento dei prezzi dei servizi e dei trasporti. I dati Istat allarmano le associazioni dei consumatori. Il Codacons stima che l’ inflazione comporti una batosta per le famiglie che va da 97 euro in Basilicata a 597 in Trentino. E l’ Unc calcola che l’ industria, rispetto a prima della crisi, nel 2007, deve recuperare il 31,7% del fatturato, «serviranno secoli», prevede.

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