17 Gennaio 2019

Il Tar: «I ministeri informino sui rischi dei cellulari»

entro il 16 giugno dovrà partire una campagna per far conoscere i potenziali pericoli delle radiazioni, al momento non provati
maria elena capitanioL’ inquinamento elettromagnetico da telefonini esiste e a quanto pare fa male. Lo ha deciso ieri il Tar del Lazio, accogliendo parzialmente il ricorso dell’ Associazione per la prevenzione e la lotta all’ elettrosmog. Il tribunale amministrativo ha così imposto ai ministeri dell’ Ambiente, della Salute e dell’ Istruzione di far partire, entro il 16 luglio, una campagna informativa sulle modalità d’ uso corrette di smartphone e cordless, e soprattutto sui rischi per la salute e per l’ ambiente connessi a un uso improprio dei device. Per i giudici, come risulta dagli atti, già nel 2012 il ministero della Salute aveva evidenziato che il tema dei rischi per la salute derivati dall’ uso del cellulare era al centro della sua costante attenzione, sottolineando come il Consiglio superiore di sanità, in un parere del 2011, avesse rilevato come, nonostante non fosse scientificamente dimostrato alcun nesso di causalità tra esposizione a radiofrequenze e patologie tumorali, non si escludeva però l’ ipotesi di un rapporto causale tra uso intenso del cellulare e problemi di salute. In quell’ occasione era anche stato raccomandato al ministero di mantenere vivo l’ interesse della ricerca e della sorveglianza sul tema. Il Tar, constatato che «nonostante il ragguardevole lasso di tempo intercorso, la preannunciata campagna informativa non risulta essere stata ancora attuata», ha ritenuto di dichiarare l’ obbligo in capo ai ministeri. La predetta campagna dovrà essere attuata «avvalendosi dei mezzi di comunicazione più idonei ad assicurare una diffusione capillare delle informazioni in essa contenute». Lo studio legale Ambrosio&Commodo, che ha assistito l’ Associazione nel ricorso al Tar del Lazio, ha rappresentato Roberto Romeo, dipendente di una grande azienda italiana a cui, nel 2010, era stato diagnosticato un neurinoma dell’ acustico all’ orecchio destro a causa della prolungata esposizione lavorativa alle frequenze emesse dal telefonino. Lo scorso 30 marzo 2018 ha vinto una causa civile contro l’ Inail. «Voglio insegnare agli altri a utilizzare il cellulare perché non si ammalino», ha detto Romeo. «Il mio orecchio ormai è andato, non c’ è più nulla da fare. Ma posso andare nelle scuole a fare formazione per evitare che a qualcun altro succeda quello che è successo a me». E ha concluso: «Nell’ azienda in cui lavoravo e lavoro tutt’ ora non hanno ancora organizzato la formazione, ma, almeno, hanno fornito auricolari a filo». Tante le reazioni alla sentenza rivoluzionaria di ieri, come quella del Codacons, che attraverso il presidente Carlo Rienzi ha tuonato: «È fuori dubbio che i cellulari facciano male alla salute, e decine di studi scientifici dimostrano le conseguenze drastiche di un uso eccessivo di telefonini e smartphone, ma proprio per questo non basta avviare campagne informative poiché i cittadini devono essere edotti attraverso avvisi pubblicati sulle confezioni di tutti i telefonini venduti in Italia». L’ Organizzazione mondiale della sanità invece fa sapere che «non sono stati provati effetti avversi» collegati all’ impiego del cellulare. Gli esperti dell’ International agency for research on cancer dell’ Oms hanno classificato nel 2011 i campi elettromagnetici a radiofrequenza quali «possibili cancerogeni». Gli scienziati avevano concluso che l’ uso dei cellulari per oltre dieci anni non aveva dimostrato un aumento del rischio di glioma o meningioma, ma c’ erano «alcune indicazioni di un aumento del rischio di glioma» per chi sta ore e ore al giorno al telefono.

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