Ex popolari, tra associazioni è scontro frontale sul fondo
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fonte:
- Corriere del Veneto
guerra sulle regole riviste, pronte per la manovra di bilancio
VENEZIA Prima la frenata e il cambiamento di direzione per l’ ingresso del nuovo governo, ora il conflitto aperto tra le stesse associazioni a cui si sono affidati. In ogni caso ai risparmiatori traditi delle ex banche popolari venete il quadro del possibile almeno parziale ristoro del valore perduto con l’ azzeramento delle azioni il quadro cambia all’ ultimo passo. Il cambiamento decisivo è avvenuto con l’ emendamento 1.1614 presentato in commissione Bilancio al Senato domenica scorsa dai Cinque Stelle. E che si attende di capire se transiterà nel maxi-emendamento all’ articolo 1 della legge di Bilancio che Lega e Cinque presenteranno oggi pomeriggio, dopo il rinvio di ieri, per essere approvato con la fiducia. Un testo blindato, a quel punto, visto che spazi per cambimenti non ce ne sono. Il testo firmato da un gruppo di senatori Cinque Stelle è stato sollecitato dai comitati guidati da Andrea Arman, avvocato di riferimento del coordinamento «Don Torta» e da Luigi Ugone, alla testa di «Noi che credevamo nella Bpvi». I punti qualificanti delle modifiche, rispetto al testo precedente sono profondi. A cominciare dal fatto che ad avere diritto all’ indennizzo sono tutti i possessori di titoli delle banche collassate che ritengano di avere subito un danno, e che si rivolgeranno ad una commissione del ministero dell’ Economia, e non solo quelli «filtrati» da un pronunciamento dell’ Acf, l’ Arbitro Consob. E per tutti la quota erogabile è pari al 30% fino a 100 mila euro, non della somma investita ma del valore contabile delle azioni al 2011. Perciò, è il rischio che dicono di vedere le associazioni che contestano l’ emendamento, c’ è chi tra i soci di lungo corso potrebbe vedere valori di rimborso superiori a quelli di acquisto (pur se il rimborso limitato a un terzo rende difficile immaginare guadagni), per un fondo destinato ad estinguersi velocemente. E contare sul rifinanziamento successivo attraverso i conti dormienti pare una illusione, dato che le banche italiane, in virtù del decreto legislativo 90 del 2017, si stanno affrettando ad estinguere i libretti inattivi. L’ altra perplessità riguarda l’ accoglienza che la nuova misura potrebbe avere dall’ Unione europea. Il rischio che una distribuzione indiscriminata delle rifusioni, senza il vaglio di un arbitrato, si possa configurare come aiuto di Stato è fondato e dunque il denaro atteso dai risparmiatori azzerati (due su tre hanno più di 65 anni), che già slitterebbe a fine 2019, potrebbe essere congelato. «Un’ indecenza – è il giudizio di Franco Conte, presidente di Codacons Veneto – per la quale denunceremo i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio per violazione del contratto di governo ed abuso della credulità popolare». Matteo Moschini, avvocato, presidente del Movimento per la difesa del cittadino, parla espressamente di «un salto nel buio. Rispetto al rigore usato nella stesura della bozza in sede di cabina di regia, questo emendamento è scritto talmente male che l’ incertezza interpretativa è inevitabile mentre con i passaggi per l’ Acf l’ esperienza era ormai consolidata». «Ho avvertito tutti – si aggiunge Patrizio Miatello, di ‘Ezzelino da Onara’ – perché una legge così si ferma senz’ altro o al Consiglio di Stato o alla Ue. Non è possibile ci sia qualcuno che dal fondo di ristoro trae vantaggio». Posizioni che sono fumo negli occhi per Ugone e Arman: «Queste associazioni suggeriscono al Governo un ripiegamento al passato proponendo un ritorno all’ arbitrato Acf, che è emanazione della Consob, e al solo reato di misselling. Riflettono l’ interesse di una categoria di avvocati che, grazie alla possibilità per il risparmiatore di rivolgersi direttamente ad una commissione che salta l’ Acf, teme di perdere onorari per una cinquantina di milioni».
gianni favero
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