7 Dicembre 2018

Povertà, meno italiani a rischio ma sono sempre uno su cinque

il reddito del quinto più povero della popolazione è cresciuto del 7,7%, ma 2,7 milioni sono stati costretti a chiedere aiuto per il cibo
Cala il numero delle persone a rischio povertà o esclusione sociale e si riduce la disuguaglianza tra i più ricchi e i più poveri. Nonostante le tendenze in questo senso siano incoraggianti, però, la situazione italiana continua a presentare criticità dal punto di vista di “Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie”, tema rispetto al quale l’ Istat ha diffuso ieri le cifre aggiornate al 2017. La prima buona notizia, appunto, è che l’ area del rischio si assottiglia leggermente, passando dal 30% dell’ anno precedente al 28,9% dell’ ultima rilevazione. Una dinamica data dalla riduzione dei soggetti che vivono in famiglie gravemente deprivate (10,1% da 12,1%), come pure di coloro che vivono in nuclei familiari a bassa intensità lavorativa (11,8%, da 12,8%), mentre rimane pressoché stabile la quota di chi rischia la povertà, cioè il 20,3% dei residenti. La seconda nota lieta, riferita in questo caso al 2016, è invece che il reddito equivalente del quinto più povero della popolazione è cresciuto del 7,7% su base annua, mentre quello del quinto più ricco dell’ 1,9%, con conseguente riduzione della forbice che li separa. Forbice comunque rilevante: il reddito totale del 20% degli italiani più benestante è infatti pari a 5,9 volte quello degli individui appartenenti al quinto più povero della popolazione. A fronte di qualche luce non mancano ad ogni modo le ombre, si osserva da più parti. «La punta dell’ iceberg della situazione di disagio in Italia sono i 2,7 milioni di persone che nel 2017 sono state addirittura costrette a chiedere aiuto per il cibo da mangiare», ricorda Coldiretti, commentando i dati dell’ istituto di statistica. Mentre Uecoop – l’ Unione europea delle cooperative – evidenzia che «quasi un anziano solo su quattro in Italia è a rischio povertà, con un aumento al 24,7% in un anno per chi ha più di 65 anni», segno di una «dinamica preoccupante, anche in relazione a fenomeni di esclusione sociale che tendono a colpire le fasce d’ età più deboli dal punto di vista economico, con pesanti ripercussioni anche sulla possibilità di ricevere cure e assistenza in caso di bisogno». A esternare le proprie preoccupazioni sono anche i rappresentanti dei consumatori. «La strada per combattere la povertà in Italia e tornare ai valori pre-crisi è ancora lunghissima», afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, segnalando che se nel 2017 i cittadini che si sono trovati in uno stato di «grave deprivazione materiale» sono stati il 10,1% del totale, solo sette anni prima il dato si fermava al 6,9%. «Non basta che il governo con il reddito di cittadinanza si occupi delle persone povere, che sono l’ 8,4%, pari a 5 milioni e 58 mila. C’ è più di un italiano su quattro che andrebbe aiutato», sottolinea invece Massimiliano Dona dell’ Unione nazionale Consumatori, invocando «una riforma fiscale che rimuova le cause della povertà».

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