1 Dicembre 2018

Whistleblower, le imprese ancora ferme ai blocchi

Whistleblower nelle aziende all’ anno zero. Su 1.200 imprese solo il 12% riconosce di aver avviato nella propria struttura interventi per consentire le segnalazioni di casi di corruzioni, il 40% del campione non si è ancora dotato di nulla. Ad un anno dall’ entrata in vigore della legge che ha disciplinato la figura dell’ informatore di casi di corruzione nella pubblica amministrazione e nelle aziende private Adiscor, associazione per la difesa dei segnalanti di condotte illecite e corruttive, ha redatto il primo rapporto sull’ operatività della disciplina nel settore privato. I risultati sono emersi a margine dell’ evento, organizzato a Milano da Adiscor, e Unionefiduciaria, con il patrocinio di Codacons, per fare il punto al primo compleanno delle nuove norme. La legge 179/2017 ha disciplinato, per il settore privato e per la p.a., la figura del segnalatore di attività illecite. Il segnalatore è il dipendente che è venuto a conoscenza di questi fatti per ragioni di lavoro. La legge del 2017 introduce l’ obbligo per le aziende, già soggette all’ applicazione dei modelli 231, di dotarsi di strutture idonee alla segnalazioni. La ricerca di Adiscor ha, in un periodo di quasi sei mesi, osservato circa 1.200 enti. L’ indagine si è svolta per il 10% con questionari trattati in forma anonima; e per il 90% ha preso, invece, in considerazione i dati rinvenibili da fonti aperte cioè dai siti internet. Indagando la percezione della disciplina nel privato l’ indagine ha messo in luce la difficoltà di mappare il mondo 231, modelli organizzativi della responsabilità di impresa di cui il whistleblower è una costola. Durante i lavori del convegno del 26 novembre a Milano, il procuratore aggiunto di Milano, Eugenio Fusco si è concentrato sul ruolo dell’ organismo di vigilanza individuato all’ interno della struttura complessa: «Non è la procura, e non deve svolgere un’ istruttoria. Deve compiere una valutazione seria, attendibile e circostanziata dei fatti che arrivano alla sua conoscenza ma è inappropriato ad esempio chiamare coloro che sono stati oggetto della segnalazione e iniziare un’ indagine con interrogatori». Per Antonio Castiello, di Adiscor è necessario sostenere i cosiddetti fischietti proteggendone l’ identità anche con il supporto di società terze. Per Jacques Moscianese, direttore institutional affairs di Intesa Sanpaolo la legge 179/17 ha rappresentato un passo in avanti nella cultura della legalità. Antonino Bolognini, comandante carabinieri tutela lavoro che ha approfondito l’ aspetto investigativo delle segnalazioni ha evidenziato il rischio di confusione per cui un lavoratore sentendosi investito dal ruolo diventasse investigatore violando a sua volte delle disposizioni mentre Domenico Noviello executive vice president di Eni ha affrontato le problematiche giuslavorastiche. Diego Pasquale e Fabrizio Vedana di Unione fiduciaria hanno sottolineato l’ importanza di un canale informatico dedicato, una piattaforma terza come ad esempio quella preparata da Unione fiduciaria perché la sola casella di posta elettronica del dipendente non è considerato un mezzo idoneo per far partire la segnalazione. Oltre il 40% degli enti analizzati, non hanno ancora recepito, in alcun modo, neppure nella parte generale, la legge 179/2017. Una percentuale poco più elevata, circa il 48% del totale, risulta aver recepito la norma solo nella parte generale. Il 12% ha individuato una figura preposta.
cristina bartelli

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