12 Ottobre 2018

«C’ è chi chiede anche il 15% dei rimborsi futuri, apriremo uno sportello per i risparmiatori che si sono legati a loro»

 

RISPARMIO TRADITO VENEZIA Il Codacons veneto non s’ accontenta: chiede subito di rimborsare al 100% i piccoli azionisti risparmiatori truffati di Popolare Vicenza, Veneto Banca e delle banche del Centro Italia, e apre anche uno sportello per liberare chi si è legato ad avvocati che vogliono una percentuale sui rimborsi futuri. «Il governo ha fatto sparire i 25 milioni per i ristori già a disposizione con la legge 205 e intende rimborsare ai risparmiatori solo fino al 30% della perdita col tetto di 100mila euro – afferma Franco Conte, presidente del Codacons Veneto – in questo modo però vengono penalizzati i piccoli azionisti. Noi a questo governo che dice di voler ascoltare il popolo chiediamo di cambiare le regole portando il ristoro integrale fino a 40mila euro per tutti attingendo dal conto dei fondi dormienti che ha in cassa oltre 1,5 miliardi. In questo modo dai nostri calcoli sulle decisioni dell’ Acf attuate fino a oggi potrebbero essere risarciti integralmente 100-120mila piccoli azionisti traditi dalle banche fallite, quelli che stanno soffrendo di più e che spesso sono anziani senza altre fonti di sostentamento, e si darebbe subito una prima e consistente risposta a tutti gli altri. Ovviamente i rimborsi scatteranno dopo che vi saranno sentenze o decisioni di giudici, Arbitro Consob e Anac che certifichino il danno ingiusto». Ma c’ è di più. «Vogliamo che siano create delle strutture apposite per gestire i casi più gravi, disabili, anziani, in modo che si possa dare una risposta veloce a queste situazioni d’ emergenza che con i tempi previsti dal governo rischiano di diventare tragiche». FIGLIO DISABILE Il Codacons del Veneto ha diversi esempi di queste situazioni già giunte al limite. G.R., 68 anni, mestrino, un figlio disabile: «Mio padre nel 2009 mi ha lasciato un’ eredità di 95mila euro proprio per il mio Alberto, non capisco niente di finanza. Mi sono fidato del funzionario di Veneto Banca, ho investito in azioni e obbligazioni anche i miei risparmi, 50 mila euro. A fine 2014 mi servivano soldi per comprare un’ altra auto per portare in giro mio figlio, ho chiesto di vendere le azioni. Mi hanno detto che era impossibile. E ho dovuto usare gli ultimi risparmi che avevo e ora sono senza un soldo». A.S., 75 anni, veneziana, a fine 2013 aveva ricevuto un’ eredità di 50mila euro dopo la morte della madre. «Il direttore di filiale di solito non mi riceveva mai, quando sono arrivati questi soldi mi ha subito incontrato per consigliarmi di comprare azioni di Veneto Banca, ma io mi sono opposta, io non ho mai capito niente di banca e di azioni, hanno insistito, mi hanno detto che era un investimento sicuro, che avrei potuto liquidarlo subito. Io ho detto no. Mi hanno fatto firmare dei documenti in bianco e dopo mesi ho scoperto che avevo comprato quelle azioni che non volevo e che non potevo vendere per comprare casa. E da allora non dormo più». APPESO AL MUTUO Stessa sorte per un professore di lettere in pensione di Scorzè, 76 anni, G.C., che ancora nel 2008 aveva bisogno di soldi per un mutuo di 85mila euro per comprare casa alla figlia ed è stato convinto da dipendenti della Popolare di Vicenza a comprare azioni con i suoi risparmi di una vita – «Mi fidavo di loro, mi dicevano che in dieci giorni sarei stato liquidato, che non c’ erano rischi» – e ad accendere un mutuo di mille euro al mese che doveva chiudersi in sette anni: «Quando nel 2014 ho chiesto di vendere le mie azioni per estinguere il mutuo mi hanno detto che era impossibile. Volevo mettere le mani addosso al direttore. Alla fine mi hanno allungato il mutuo, ma mi sono impegnato quasi tutta la mia pensione». «Le ferite dei crac bancari sanguinano ancora, per questo chiediamo al governo anche di permettere di scontare queste perdite direttamente in banca dopo una sentenza favorevole – avverte Conte – questo favorirebbe anche il sistema perché si spegnerebbero tutte le cause intentate o che potranno essere avviate nei confronti della Banca d’ Italia, Consob ma anche Banca Intesa. Ricordo che il tribunale di Ferrara ha già emesso quattro sentenze chiamando in causa l’ istituto che ha acquisito le attività di Cassa Ferrara, la stessa cosa potrebbe succedere per Banca Intesa». Pronta una lettera di diffida al premier Conte e al ministro Tria per approvare in fretta il decreto attuativo della legge 205: «Non possiamo aspettare fino al 2019, il governo si deve attivare subito, i soldi ci sono – avverte Conte – abbiamo già raccolto 500 firme». La prossima settimana incontro con le altre associazioni a Padova per rafforzare il fronte. Il Codacons Veneto apre anche un altro fronte: «Ci giungono numerose segnalazioni di risparmiatori contattati da avvocati che io definisco sciacalli – attacca Conte, ache lui avvocato – oltre a un versamento immediato per le spese: fanno firmare impegnative che obbligano il cliente azionista a versare il 15% delle somme recuperate. Apriremo uno sportello per liberare queste persone catturate in buona fede». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
maurizio crema

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