6 Ottobre 2018

Prevenzione nessuna «Interventi soltanto a tragedia avvenuta»

CATANZARO – Tutta colpa del maltempo o del cattivo stato di manutenzione di strade, fiumi e torrenti? «Quello che appare chiaro e che deve destare una seria preoccupazione è che nella nostra Regione le attività di prevenzione non si fanno. E, al massimo, ci si limita a rimediare a disastro avvenuto». Così il vicepresidente nazionale del Codacons, avvocato Francesco Di Lieto, interviene nuovamente sulle condizioni del nostro territorio che si sfalda a ogni minimo accenno di maltempo. E, in particolare, insiste sullo stato di abbandono in cui versano gli alvei di fiumi, torrenti e fiumare, intasati da vegetazione spontanea, detriti e, in molti casi, da rifiuti di ogni genere. Dei veri e propri “tappi” che, nel caso degli ingrossamenti causati dalle piogge, impediscono il deflusso delle acque verso il mare, causando in molte circostanze esondazioni alcune volte devastanti. Il Codacons già a inizio agosto, come ogni anno, aveva diffidato gli enti preposti (Regione e Comuni) a provvedere, per quanto di propria competenza, con «capillari interventi di pulizia di torrenti e fossi dalla vegetazione spontanea e da tutti quei rifiuti irresponsabilmente abbandonati, che finiscono per costituire un pericoloso ostacolo per il deflusso delle acque. Non possiamo attendere – era scritto nella diffida – la stagione autunnale, con i fiumi pronti a tracimare drammaticamente al primo temporale». Si tratta di corsi d’ acqua, che, precisa Di Lieto, «si presentano in secca per gran parte dell’ anno, poi basta un giorno perché succeda il finimondo». Nel mese di settembre, l’ attenzione di Di Lieto si era poi spostata sul territorio di Sellia Marina, dove i torrenti che si snodano nell’ abitato (in particolare l’ Uria) si presentavano ricolmi di vegetazione spontanea e di materiale di risulta vario, pronti a fare da “sbarramento” in caso di piene. Insieme all’ associazione “Insieme per Ruggero” avevano scritto al Comune di Sellia Marina e al Dipartimento Regionale della Protezione Civile invitandoli a mettere in atto delle immediate operazioni di pulizia degli alvei dei torrenti, dei fossi e dei canali del territorio. Richiesta alla quale non si ha avuto riscontro. Così, la stessa associazione, il 3 ottobre – giorno della prima delle allerte meteo – ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica e per conoscenza al Prefetto di Catanzaro, al sindaco di Sellia Marina, e al Dipartimento di Protezione Civile, denunciando «la colpevole omissione nella manutenzione degli alvei torrentizi», e chiedendo «che l’ Autorità voglia agire nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili e imporre un immediato intervento di bonifica». Lo stesso giorno (il 3 ottobre) è arrivata la risposta del Dipartimento di Protezione Civile alla precedente diffida di settembre. «Una risposta – spiega di Lieto – che sebbene sia inattaccabile dal punto di vista normativo, non può non ritenersi allarmante perché si evidenzia come in Calabria non esista un sistema di prevenzione». Il Dipartimento guidato da Carlo Tansi, infatti, spiega come «i compiti istituzionali cui è preposta l’ Unità operativa di Protezione Civile, sono prioritariamente finalizzati alla tutela della pubblica e privata incolumità a seguito di eventi calamitosi che determinano situazioni emergenziali», mentre «non detiene alcune specifica competenza in materia di pianificazione, programmazione e realizzazione di interventi strutturali finalizzati alla prevenzione e alla mitigazione dei rischi idrogeologici». Se non, viene specificato, «attraverso “attività non strutturali” quali l’ allerta mento, la pianificazione dell’ emer genza, la formazione ecc.». Tutto viene invece demandato ai sindaci che non solo hanno la responsabilità di pianificazione comunale di protezione civile, ma anche, in caso di allertamento, del provvedere «all’ idonea vigilanza dell’ area oggetto di accertamento» e di «valutare, in relazione alla situazione di pericolosità insistente sui siti oggetto di segnalazione, l’ opportuni tà di attivare fasi operative di livello superiore». «Si tratta di un sistema di deresponsabilizzazione – spiega Di Lieto – nel quale si assiste a un continuo “scarica barile” che alla fine ricade sempre sui sin daci, i quali per lo più non sono in grado di attivare gli adeguati interventi sul territorio. Siamo un paese fermo – è la conclusione del vicepresidente Codacons -in cui non si riesce a garantire nemmeno l’ ordinaria manutenzione, in cui la prevenzione si limita a una semplice allerta meteo e in cui si interviene solo dopo che succedono le tragedie, spesso causate non da “bom be d’ acqua”, come si preferisce dire oggi, ma da una semplice pioggia autunnale». Il torrente Uria ieri è esondato, invadendo strade e campagne circostanti. L’ allarme non era affatto infondato.

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