«Domenica chiusi». E la città si spacca
-
fonte:
- La Nazione
la proposta di maio fa discutere. divise anche le categorie. «servono regole certe»
PERDITE di fatturato, licenziamenti, crollo dei consumi. La proposta del ministro Luigi Di Maio di chiudere i negozi la domenica ha scatenato il dibattito. Secondo un sondaggio condotto da Quorum per conto di Confimprese, due cittadini su tre sono contrari all’ obbligo di chiusure domenicali e oltre il 61 per cento del totale ritiene che il provvedimento potrebbe far perdere posti di lavoro. Quanti? C’ è chi dice il 5 per cento, chi azzarda fino al 30 per cento e chi invece si focalizza sul fatturato dei negozi: meno 25 per cento se la domenica non si tiene aperto. E a Firenze cosa si pensa? Dal nostro sondaggio fatto all’ interno di un centro commerciale della città, è risultato che le famiglie sono in genere contrarie alle chiusure domenicali perché rivendicano il diritto di fare acquisti quando vogliono. Contrari anche gran parte dei titolari dei negozi, che sostengono che gli affari li fanno soprattutto la domenica. Sono invece a favore delle chiusure domenicali i dipendenti del commercio, che sulla loro pelle provano quello che significa lavorare tutte le festività, con turni massacranti e la famiglia che non vedono mai. Non credono di perdere il lavoro se la domenica i negozi chiudono, ma piuttosto di vedere migliorata la loro posizione contrattuale. Ma chi è contrario al provvedimento proposto da Di Maio, paventa proprio chiusure di attività commerciali ed esuberi. «Migliaia di negozi – afferma Silvia Bartolini, presidente del Codacons Toscana – saranno condannati a chiudere i battenti. Una fetta consistente riesce a sopravvivere, infatti, proprio grazie agli acquisti che i consumatori fanno nei giorni di festa». Posizioni diverse, invece, tra le associazioni di categoria. Confesercenti Toscana è favorevole alla proposta, purché non sia ‘chiusi sempre’. «L’ obiettivo finale – commenta Nico Gronchi, presidente di Confesercenti Toscana – è passare dalla deregulation totale ad un minimo di regolamentazione, ragionevole e assolutamente compatibile con le prassi europee, e puntare a correggere una distorsione che ha compresso i diritti di piccoli imprenditori e di lavoratori senza alcun vero vantaggio per economia ed occupazione, visto che ha causato indirettamente la chiusura di almeno 50mila negozi a livello nazionale». «Certo, il commercio non può essere lasciato nella più totale anarchia – dice il direttore di Confcommercio Firenze, Franco Marinoni – ma il problema non si risolve a colpi di decreti legge o ordinanze. Un obbligo in questo campo, sia a stare aperti che a stare chiusi, sarebbe inaccettabile e ci riporterebbe indietro di trent’ anni, con conseguenze negative per tutti». Va bene regolamentare, commenta il direttore di Cna Firenze, Fabrizio Cecconi, ma «devono essere individuati alcuni strumenti di innovazione e rigenerazione urbana utili alle imprese più piccole per competere con la grande distribuzione, altrimenti la regolamentazione dei giorni e degli orari di apertura dei negozi resterà sempre appannaggio dei grandi gruppi commerciali». Monica Pieraccini.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: negozi
