Demolizione fra 2 mesi
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fonte:
- Avvenire
GENOVA A ula bunker del Tribunale di Genova affollatissima, ieri mattina, da indagati, periti, avvocati, parti civili, parenti delle 43 vittime e Codacons, ammesso come parte offesa che rappresenta la collettività, per l’ incidente probatorio del crollo di ponte Morandi. Praticamente prima udienza di quello destinato ad essere un processo storico. Prima decisione: i tre periti designati dal gip, Rosati, Losa e Elsener, rispettivamente delle università di Milano, Pisa e Zurigo, avranno 60 giorni di tempo per sopralluoghi e catalogazione di reperti e resti del ponte. Il primo sopralluogo sarà il 2 ottobre e parteciperanno anche consulenti, periti di parte di indagati e di congiunti di vittime e feriti. Allo scadere dei due mesi, il 2 dicembre, si fisserà l’ udienza, prevista tra il 17 o 18 dicembre, quando verranno discusse le conclusioni; dopo questa fase, secondo i legali, potrà finalmente iniziare l’ attesa e invocata demolizione di ciò che resta del Morandi. Per entrare nell’ aula c’ è stata una lunga coda, mentre davanti al Tribunale c’ erano pure abitanti della Valpolcevera per ricordare il loro disagio nel raggiungerla, dopo che le macerie hanno bloccato le strade sotto il ponte che portano a quella zona. Molte le voci a chiedere giustizia rapida. A partire da Antonio Cirillo, avvocato della famiglia Battiloro, che sotto la macerie ha perso Giovanni, 30enne di Torre del Greco. «Lotta difficile contro poteri forti», ha detto, dichiarando però fiducia nel processo e sottolineando l’ ottimo lavoro della Procura. Analogo invito a trovare i colpevoli da Andrea Martini, legale dei Robbiano, famiglia simbolo della tragedia con la morte di papà, mamma e il piccolo Samuele. Tra le 145 parti offese anche voci ‘straniere’. Quella del colombiano Manuel Diaz, fratello di Henry: «Chiedo coerenza e giustizia perché mio fratello credeva nell’ Italia. Questo fatto ha rovinato la reputazione dell’ Italia». Pablo Partenes Rivera, figlio di Juan Carlos e Leyla Nora, chiede un «processo breve perché è pesante il ricordo », mentre l’ avvocato Mario Fico, dei Sarnataro di Casalnuovo che hanno perso il giovane Gennaro, sottolinea: «Non è stata fatalità». Dino Frambati RIPRODUZIONE RISERVATA.
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