Genova ancora non ha certezze
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fonte:
- Gazzetta del Sud
il tesoro blocca il decreto: incompleto e senza coperture dalla commissione del mit dure accuse contro autostrade
Genova Giornata nera per Genova. Notizie poco incoraggianti arrivano da Roma, dove il decreto per il capoluogo ligure è bloccato al Tesoro, rallentato da una situazione di caos sulle coperture. Anche dal fronte giudiziario quanto emerge non spinge all’ ottimismo sui tempi di ricostruzione: la demolizione di quel che rimane del ponte Morandi infatti non potrà iniziare prima di 60 giorni. In tutto questo si inserisce lo scontro fra la Commissione istituita dal Mit e Autostrade. La Commissione ha reso pubblica infatti la sua relazione conclusiva con le ipotesi sul crollo (la causa va ricercata non tanto la rottura di uno o più stralli, quanto in quella di uno dei restanti elementi strutturali) e dure accuse contro Autostrade. La società, pur a conoscenza di un «accentuato degrado» – secondo la relazione – non è intervenuta e non ha adottato alcuna misura precauzionale a tutela dell’ utenza. La Commissione svela inoltre che il documento sulla valutazione di sicurezza «non esiste» perché quella valutazione non è stata eseguita. Nel mirino anche la procedura di controllo della sicurezza strutturale delle opere, che «è stata in passato, ed è tuttora inadatta al fine di prevenire i crolli e del tutto insufficiente per la stima di sicurezza nei confronti del collasso». Accuse che per la società «non possono che ritenersi mere ipotesi ancora integralmente da verificare e da dimostrare». Occhi puntati su Roma e su via XX Settembre. È da giorni che il Governo assicura l’ arrivo imminente del decreto per Genova: venerdì il ministro delle infrastrutture Toninelli lo dava per «pronto» con la pubblicazione in Gazzetta nelle «prossime ore»; sabato fonti del Governo parlavano di «stesura nella fase finale» e nelle «prossime ore» al Colle; lunedì lo stesso premier Giuseppe Conte aspettava «i riscontri del Mef» e confidava di inviarlo già ieri al Quirinale. Nel corso della giornata convulsa, si è capito il perché del ritardo. Il decreto Genova sarebbe arrivato al Tesoro «senza alcuna indicazione degli oneri e delle relative coperture» e «in una versione molto incompleta», spiegano fonti Mef. Un documento con i puntini di sospensione al posto delle cifre. I tecnici della Ragioneria generale stanno «lavorando attivamente per valutare le quantificazioni dei costi e individuare le possibili coperture». I tecnici della Ragioneria ci lavoreranno tutta la notte e la bollinatura è attesa «nelle prossime ore», dopodiché ci sarà la trasmissione al Quirinale, spiegano le stesse fonti Mef. Una situazione che però alimenta dubbi e preoccupa le istituzioni locali, con il Governatore ligure Toti che si chiede «se non sia più opportuno il ritiro del Decreto per ricominciare da capo su basi più solide, condivise e realistiche». Nel frattempo nel Tribunale di Genova il gip Angela Nutini ha dato due mesi di tempo ai periti per effettuare le analisi sui resti del ponte Morandi. È quanto deciso al termine dell’ incidente probatorio, prima udienza, durata oltre quattro ore, del processo sul crollo che lo scorso 14 agosto ha causato 43 vittime. Le conclusioni saranno discusse in una nuova udienza, già fissata per il 17 e il 18 dicembre. Questo significa anche che, salvo eventuali proroghe, la demolizione potrà partire solo dopo che le prove saranno assicurate. Quindi non prima di dicembre. Nell’ aula bunker del palazzo di giustizia di Genova ieri c’ eranogli indagati, con i loro avvocati, ma anche i famigliari delle vittime. Come Pablo Pastenes Riversa, figlio di Juan Carlos Pastenes e Nora Rivera, i coniugi di origine cilena morti sotto le macerie. «È stato molto pesante vedere gli indagati – ammette – ma credo nella giustizia e spero che questa tragedia serva perché non capiti mai più una cosa simile». Chiede giustizia e «verità» anche Antonio Cirillo, l’ avvocato della famiglia Battiloro, che su quel viadotto ha perso Giovanni, videomaker trentenne di Torre del Greco. «È una lotta con i poteri forti – dice -. Ci sono state troppe omissioni». «I colpevoli vanno individuati», è la richiesta di Andrea Martini, legale della famiglia Robbiano, il piccolo Samuele e i suoi genitori morti nel crollo. Nel corso dell’ incidente probatorio, il gip ha rigettato la richiesta di costituirsi parte offesa della Cgil e di altri sindacati, mentre ha accolto quella del Codacons. Esclusi anche uno sfollato e la mamma di uno dei sopravvissuti. Secondo il giudice non sarebbe questo il momento per farlo, ma in una seconda fase.
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