13 Settembre 2018

«Con le liberalizzazioni persi 1.300 posti di lavoro soltanto nel Padovano»

«Le liberalizzazioni delle aperture delle attività commerciali, erano state introdotte dal governo Monti per dare una spinta ai consumi grazie all’ aumento delle opportunità di acquisto per i consumatori. Purtroppo si è verificato proprio il contrario e nel 2017 le vendite del commercio al dettaglio sono state inferiori di oltre 5 miliardi di euro ai livelli del 2011». La posizione di Nicola Rossi, presidente di Confesercenti Veneto Centrale, che conta 7mila piccole e micro imprese associate, nelle provincie di Padova e Vicenza, è netta. Rossi, nessun vantaggio dunque dal decreto Monti del 2011? Il vantaggio è stato tutto della grande distribuzione organizzata. Di fatto gli introiti settimanali si sono spalmati anche sulle domeniche e i festivi e a trarne vantaggio sono state solamente le grandi strutture di vendita. Per gli esercizi a conduzione familiare, o con un solo dipendente, è impossibile aprire 365 giorni all’ anno. Il riposo è essenziale per i titolari e per i dipendenti, i quali scappano, e per un negozio di vicinato, che si basa sulla relazione con il cliente, è un fatto grave. Solo nel Padovano si sono persi così 1.300 posti di lavoro. Senza considerare che l’ occupazione creata dalla Gdo è fatta spessissimo di contratti a chiamata, molto fragili dal punto di vista dei diritti e della stabilità nel tempo. Eppure il Codacons, di fronte alle possibili chiusure domenicali parla di scioperi degli esercenti e ricorsi. Non comprendo come un’ associazione di consumatori possa fare queste affermazioni. È evidente che la presenza di un negozio mantiene viva la rete sociale di una territorio. Anche nelle città del Nordest il rischio di trovarci con grandi quartieri ridotti a dormitorio è dietro l’ angolo. Senza pensare alla presenza di tantissimi anziani: gli ottantenni di oggi sono i sessantenni di ieri, ma se perdono il loro ‘mondo’ difficilmente possono rimanere soggetti attivi nella società. Come può sentirsi un ottantenne all’ interno di un mega centro commerciale? E chi mai potrebbe accompagnarlo?. Occorre uno stop ai grandi centri? La qualità di vita è questione di equilibrio. Anche nel commercio è necessario un equilibrio tra grandi, medie e piccole strutture di vendita. Su questo il legislatore ha una forte responsabilità. In Veneto oggi abbiamo 587 m2 di gdo ogni mille abitanti: una follia. E dal 2012 a oggi la gdo ha mantenuto inalterati propri valori di vendita, contro una contrazione del 17 per cento dei negozi di vicinato. Stiamo assistendo a un processo che porterà la distribuzione a un sistema di oligopolio, soprattutto nell’ alimentare È necessario rivedere le liberalizzazioni per eliminare queste disparità. Quali sono le vostre proposte in merito? Noi non sosteniamo la chiusura totale dei negozi nei giorni di festa. I negozi aperti nelle domeniche di dicembre, per esempio, non sono un danno per nessuna categoria. Prima che il commercio diventasse una materia di competenza statale, la Regione Veneto aveva trovato una formula interessante, che rispecchiava anche le esigenze di questo territorio: una dozzina di domeniche aperte l’ anno, più alcune festività. Crediamo che una quindicina di aperture straordinarie all’ anno siano il giusto mix. RIPRODUZIONE RISERVATA

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