Fenati, scuse e ritiro: «Riprendo a studiare»
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fonte:
- Il Gazzettino
MOTOCICLISMO «Chiedo scusa a tutti, sopratutto ai bambini. Non volevo far del male ma solo far capire a Manzi che doveva smetterla. Comunque non lo rifarei». L’ alba del giorno dopo per Romano Fenati è data dall’ accettazione di una realtà a cui si deve sottostare: cacciato dal suo attuale team Marinelli Snipers, rescisso il contratto che lo avrebbe legato ad MV Agusta, criticato giustamente per un comportamento non degno di un professionista delle due ruote, massacrato oltremodo da giudici e boia da tastiera, pronti a infangare lui e chi gli sta accanto. Ecco, Romano Fenati ricomincia da qui, dalla ricerca di una normalità a seguito di un gesto che lui stesso ha definito «non da uomo». Una ricerca che passerà anche dal dover affrontare le ulteriori conseguenze di un gesto scellerato, a cominciare dal ritiro ufficiale della tessera e della licenza per correre da parte della Federazione motociclistica italiana (Fmi): «Vista la gravità dei fatti, la richiesta del procuratore federale è stata integralmente accolta. Il tribunale ha disposto per Fenati la sospensione di ogni attività». LA PROCURA SI MUOVE Non bastasse la Procura di Rimini sarebbe pronta ad aprire un fascicolo sull’ accaduto a seguito dell’ annuncio da parte del Codacons di un esposto per tentato omicidio. «Sono termini che mi fanno paura, mi sembrano molto eccessivi» ha riferito Romano a SportMediaset. Dovrà difendersi evidentemente, e nel contempo riacquistare un equilibrio che è mancato, ripartendo dalla quiete di Ascoli Piceno, lontano dai riflettori del palcoscenico delle due ruote. «Mi rimetto a studiare, mi manca solo l’ ultimo anno». Il ragazzo, Romano, non più il talento precoce e sanguigno, in grado di conquistare un podio al suo esordio mondiale, riparte dalla scuola, da quel diploma da conseguire per forgiarsi un futuro proprio. Contemporaneamente, continuerà a lavorare nella ferramenta del nonno. Le moto? Difficile dirlo: «Un ritorno in pista? A sangue freddo dico di no. Tra cinque anni? Non lo so come mi vedo». Flavio Atzori © riproduzione riservata.
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