11 Settembre 2018

Salme e ori trafugati. Quanti cimiteri violati

il record al monumentale di milano dove è stata fatta una class action contro gli atti vandalici
CLAUDIA OSMETTI Non c’ è pace nemmeno per i morti. Che tra danneggiamenti, lapidi divelte e furti alla bisogna uno non riesce a “riposare” manco al camposanto. Al Cimitero Monumentale di Milano, l’ anno scorso, i vandali da vialetto “terno” sono stati talmente tanti che, su spinta del Codacons, è intervenuto persino il tribunale. Ammettendo una class-action presentata dai decine di persone. Il motivo? Quando andavano a trovare i parenti al cimitero trovavano solo opere d’ arte sradicate, monumenti saccheggiati e tombe profanate. L’ azione giudiziaria, indirizzata al Comune che dovrebbe vigilare sulla manutenzione dell’ area, ha prodotto un terremoto. Alla faccia della quiete perpetua. Presentatori, cantanti, attori: ma quale “riposo eterno”, scesi dal palcoscenico devono fare i conti con qualche maleducato che non rispetta il silenzio delle loro tombe. Altroché. L’ episodio più famoso è sicuramente quello che ha coinvolto la salma di Mike Buongiorno: deceduto nel 2009, mister “Allegria” è stato trafugato dal cimitero di Dagnente (Novara) nel 2011. Una banda di delinquenti ne aveva “rapito” il cadavere per chiedere il riscatto alla famiglia. I “sequestratori” del corpo del Mike nazionale, per compiere la bravata da codice penale (son stati pure condannati), hanno rotto, e per davvero, la lapide commemorativa. Ma nei camposanti di mezza Italia – e per gli showman e le soubrette dell’ altra metà – non va meglio, anzi. La dipartita di Claudio Villa scalda ancora gli animi di famiglia. Anche perché la figlia Manuela non spreca occasione pubblica per richiamare il resto del parentado alla cura che manca: «La tomba di papà è in condizioni di degrado, gli ammiratori mi chiamano, ma io ho anche mandato degli assegni a un fioraio del posto affinché la curasse. Cosa devo fare di più?». Beghe domestiche a parte, non è un bello spettacolo. Il loculo di Gianfranco Funari al Monumentale di Milano, qualche anno fa lasciava a desiderare: una foto attaccata con lo scotch e un santino rattoppato alla meno peggio. Chissà come l’ avrebbe giudicata, lui che aveva quel suo modo simpatico di criticare la qualunque. A scorrere la lista dei ricordi deturpati c’ è di che vergognarsi. Al Verano di Roma la cappella di Aldo Fabrizi è piena di ragnatele; la targa commemorativa di Trilussa è talmente incrostata che non si legge più. L’ amara verità è che il malcostume è fin troppo diffuso. Non solo a scapito dei vip, tra l’ altro. Quando, nel 2016, un’ anziana signora è andata al cimitero di Cavenago Brianza (Monza) per portare i fiori freschi al figlio 16enne morto dopo un incidente stradale, ha trovato la lastra di marmo divelta e la bara manomessa. Il tutto per portare via un semplice anello. Al cimitero San Carlo di Seregno (sempre in provincia di Monza) nel luglio scorso qualche mascalzone ha saccheggiato la tomba di un pensionato e si è portato via addirittura il tappetino d’ erba che la ricopriva: per farci cosa, vai a sapere. Un po’ ovunque furti di lumini, danneggiamenti tombali e deterioramenti funebri sono all’ ordine del giorno. Tre giorni fa, a Brescia, non si è salvata neanche la tomba di un religioso, don Serafino Ronchi: i furfanti di turno hanno rubato una riproduzione in rame di un’ ostia stretta da due mani in una scultura simbolica. A Quassolo (Torino) qualche tempo fa hanno portato via degli ori tumulati in una bara; a Oropa (Biella) nei mesi scorsi i resti di un defunto sono stati sparsi per terra, una visione fin troppo macabra per i becchini che li hanno trovati. riproduzione riservata.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this