«A quest’ ora potevo essere al funerale del mio Stefano»
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fonte:
- Il Resto del Carlino
parla la mamma del giovane pilota di santarcangelo
di MANUEL SPADAZZI IL GIORNO DOPO l’ agguato in pista Stefano Manzi sceglie il silenzio. Ma a parlare per il pilota di Santarcangelo è la città . A partire dagli amici del fan club, che ha sede al bar Casale di Sant’ Ermete, dove abitano i Manzi. «Quello che ha fatto Fenati, tirare il freno mentre lui e Stefano correvano a oltre 200 km all’ ora (217, per la precisione) è da incoscienti – attacca Fabio Cameli, titolare del bar e uno degli artefici del fan club – Io ero a bordo pista: ho visto Fenati allungare la mano ma solo dopo, in tivù, ho capito quel che è successo. Fenati con quel gesto ha rischiato di ammazzare Stefano e di fare lui stesso una brutta fine. Il team ha fatto bene a licenziarlo. E Stefano si è comportato da vero professionista, non ha reagito». Anche negli altri bar a Santarcangelo non si parla di altro. Tutti schierati con Manzi, naturalmente. E sui social non sono pochi quelli che consigliano al giovane pilota di denunciare Fenati. DOMENICA all’ autodromo c’ era tutta la famiglia del pilota. Compresi la madre e il fratello, Alex Manzi, anche lui ex pilota. «Le immagini viste in televisione parlano da sole. Fenati poteva uccidere mio fratello. E’ stata una cosa gravissima, non ci sono alibi o giustificazioni che tengano. Giusto il licenziamento dal team». Alex assicura che Stefano, dopo lo choc iniziale, «ha reagito bene. E’ tornato a casa, si sta allenando per il prossimo Gran premio (il 23 si corre ad Aragon), cerca di non pensare troppo a quanto è accaduto. Sono stato pilota anche io, so cosa può accadere in pista ma quello che è successo a Misano va oltre oltre immaginazione». Fino a ieri, continua Alex, «Fenati non si era ancora scusato con mio fratello. Mi auguro lo faccia prima o poi, è il minimo». «Siamo basiti per il comportamento di Fenati – aggiunge Loren Andreoli, la mamma del pilota – Per quello che ha fatto in pista e anche dopo: non ha ancora avuto il coraggio di scusarsi con mio figlio. Per fortuna siamo qui a raccontarla, perché Stefano è riusciti a non cadere. Ma in queste ore ho pensato e ripensato che, se non fosse andata così, a quest’ ora potevo essere al funerale di mio figlio». RESTANO ora le conseguenze di quel gesto inqualificabile: il licenziamento in tronco di Fenati, e la denuncia depositato da parte del Codacons per tentato omicidio nei confronti di Fenati. «Noi non abbiamo intenzione di portare la questione in tribunale, ma mi aspettavo che qualcuno l’ avrebbe fatto – dice Giovanni Cuzari, il presidente del team Forward per cui corre Manzi – E’ stato un gesto plateale quello di Fenati, on mi sorprende venga aperta un’ inchiesta». Cuzari non fa sconti a Fenati: «Per certi versi potrei anche capire quello che è passato nella sua testa, in pista capitano screzi. Ma non posso perdonare il gravissimo gesto di Fenati. Questi ragazzi sono esempi per i nostri figli. Sono personaggi pubblici e come tali hanno il dovere di dare l’ esempio. Sono padre anch’ io, mi metto nei panni dei genitori: cosa potrebbero pensare i loro figli, vedendo un comportamento del genere? Alla luce di quanto successo la storia con Fenati, che avrebbe dovuto correre con il nostro team nel 2019, si chiude qui. Non fa più parte del nostro progetto». Ieri Cuzari e i manager di Manzi hanno deciso di tenere il pilota fuori da altre polemiche. Manzi domenica aveva detto chiaro e tondo che «Fenati poteva ammazzarmi con quel gesto». «Con la testa Stefano è già al prossimo Gran premio di Aragon – assicura Cuzari – Si sta preparando, fisicamente e mentalmente. Gli devo fare i complimenti perché ha gestito la vicenda da professionista». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
manuel spadazzi
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