Di Maio sprinta sulla chiusura domenicale dei negozi
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fonte:
- Cronache di Caserta
un progeto contro la liberalizzazione dele aperture e degli orari nele atività che fu introdota nel 2011 i fatti del giorno
ROMA (Laura Carcano) – Il vicepremier sprinta su chiusura domenicale negozi: Il 25% rimarrà aperto. La proposta di Luigi Di Maio (nella foto), che annuncia entro l’ anno la legge che impone lo stop la domenica e nei giorni festivi delle aperture agli esercizi e ai centri commerciali infiamma gli animi e non solo nel mondo economico e sindacale. Una misura, quella del ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, contro la liberalizzazione delle aperture e degli orari nel commercio che fu introdotta nel 2011 con il decreto ‘Salva Italia’. Una misura quella voluta dal governo giallo -verde che coinvolge un pezzo importante del tessuto economico. Secondo un’ analisi realizzata dall’ Ufficio studi della Cgia e riferita al 2016, sono 4,7 milioni gli italiani che lavorano di domenica. Tra questi 4,7 milioni, 3,4 sono lavoratori dipendenti e gli altri 1,3 sono autonomi (artigiani, commercianti, esercenti, ambulanti, agricoltori). Se un lavoratore dipendente su 5 è impiegato di domenica, i lavoratori autonomi, invece, registrano una frequenza maggiore: quasi 1 su 4. Il settore dove la presenza al lavoro di domenica è più elevata è quello degli alberghi/ristoranti: i 688.300 lavoratori dipendenti coinvolti incidono sul totale degli occupati dipendenti del settore per il 68,3 per cento. Seguono il commercio (579.000 occupa ti pari al 29,6 per cento del totale), la Pubblica amministrazione (329.100 dipendenti pari al 25,9 per cento del totale), la sanità (686.300 pari al 23 per cento del totale) e i trasporti (215.600 pari al 22,7 per cento). Dai sindacati, da sempre avversari del ‘far west’ della deregulation, arriva consenso verso l’ iniziativa di Di Maio. Parole nette dalla della leader della Cgil Susanna Camusso che rivendica: “Da molto portiamo avanti la battaglia sulla regolazione dell’ apertura dei negozi anche perché la totale liberalizzazione ha determinato condizioni di lavoro molto difficili”. Preoccupazione, invece, dalla grande distribuzione organizzata. Per Federdis tri buz i one coi negozi chiusi la domenica “si perdono 40 mila posti di lavoro. E l’ online crescerà ancora”. Eurospin, invece, ha acquistato una pagina sui quotidiani per manifestarsi a favore della proposta di Di Maio perché la domenica è “un giorno importante, tradizionalmente dedicato agli affetti, alla cura di sè e al riposo”. Per questo “siamo coscienti che questo potrebbe comportare nel breve periodo un piccolo disagio per una parte dei nostri clienti”, e inoltre chiudere la domenica “si tradurrebbe anche in un danno economico per Eurospin. Ma siamo convinti – si legge ancora – che l’ iniziale diminuzione delle vendite sarà presto compensata dall’ apertura di nuovi negozi”. Il Codacons, sul fronte delle associazioni dei consumatori, ha usato toni allarmanti sullo stop: “determinerà la morte di migliaia di piccoli esercizi, con effetti negativi sul Pil e sull’ occupazione e un sensibile spostamento degli acquisti verso l’ e commerce”. Toni dialoganti invece da Confcommercio, per cui l’ obiettivo è “una regolamentazione minima e sobria” delle chiusure festive.
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