«Gravi pericoli per la salute»
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fonte:
- Il quotidiano della Calabria
il responsabile del codacons rivendica le battaglie su rifiuti, acque e strisce blu
di GIANLUCA PRESTIA STRISCE blu, rifiuti, acqua ed altro. Da diversi anni il Codacons di Vibo interviene nelle più scottanti questioni della vita vibonese e spesso, con le proprie denunce, riesce a far accendere i riflettori su di esse. A guidarlo, da alcuni anni, è Claudio Cricenti, giovane avvocato del Foro di Vibo. Avvocato Cricenti, voi del Coda cons siete visti un po’ come dei rompiscatole, nel senso che intervenite su molti aspetti della vita quotidiana prendendo di mira questa o quella associazione, ente e via dicendo. A Vibo vi siete fatti sentire ad esempio sulla vicenda acqua, scaturita poi in un procedimento penale. Quanto era grave la quella situazione? E com’ è adesso? «Estremamente grave e lo è tuttora. Ricordo che con la “scusa” del referendum sull’ acqua pubblica, era il 2010, abbiamo chiesto ai vari enti l’ accesso agli atti che inizialmente ci era stato negato». Ed era emersa una carenza dei controlli. «Inizialmente le analisi erano non più di cinque, un numero inferiore al decreto legislativo. E da lì abbiamo iniziato a diffidare prima il Comune di Vibo e poi le Asp e successivamen te abbiamo chie «Non si sa sto ed ottenuto l’ istituzione di ancora un tavolo tecnico con prefetto e cosa ci sia lì è emersa tutta la criticità di un sul fondale sistema dovuto ad un rimpallo dell’ Alaco» di competenze tra Asp di Vibo e di Catanzaro, Arpacal, Comune e Regione Calabria e Sorical». Ma sul fondo dell’ Alaco è stato possibile accertare cosa ci sia? «Non si sa e questa è una cosa sconcertante. Anche perché le tipologie di analisi non saranno mai sicure perché la legge stabilisce il rispetto di un tot di parametri in base alla caratterizzazione delle acque che per essere potabili avrebbero dovuto essere sottoposte a trattamenti specifici ad oggi non avvenuti». Avrete certamente sollevato le dovute sollecitazioni Cosa vi hanno risposto gli enti ai quali vi siete rivolti? Prima sosteneva che gli atti vi erano stati negati. E allora perché questa riluttanza dalla controparte? «L’ idea che mi sono fatto è l’ assenza, da parte di Comuni, società ed altri enti, di trovare un dialogo con chiunque voglia chiedere chiarimenti. Ad esempio, per la vicenda della richiesta di accesso agli atti abbiamo dovuto presentare un esposto all’ Anac (l’ Anticorruzione, ndr) per una serie di altri settori: short list, sportello della criminalità (lo “Scrigno di vetro”, ndr) o ancora per i rifiuti». Ma instaurare un dialogo prima non potrebbe portare un beneficio a tutti? «Noi ne siamo convinti, il problema èche dall’ altro lato non c’ è lo stesso pensiero. Anche perché in alcune occasioni si eviterebbero la vori inutili. E non l’ abbiamo mai avuto in maniera spontanea. Anche sulla programmazione economica del Comune ci hanno convocato sempre a cose fatte, chiedendoci un parere non vincolante». Insomma, diciamo che era solo un pro forma. «Già. E spesso non riceviamo risposte alle nostre istanze. Ad esempio, per il Piano spiaggia è stata fatta una cosa assurda. A maggio abbiamo mandato una Pec per dire che è ancora bloccato e che non si sanno a che punto stanno le concessioni. Non ci hanno risposto». Tornando alla questione acqua, in questi ultimi tempi vi è stato un incremento dell’ attività della procura sugli scarichi e depuratori irregolari. Voi avevate segnalato più volte le anomalie. Stesso copione? «Intanto, ben vengano i provvedimenti giudiziari. Poi, noi avevamo sollevato dei problemi ad esempio nelle acque a mare a Capo Vaticano dove c’ erano i divieti di balneazione e lì bisognava impedire che la gente venisse a contatto e invece ci siamo ritrovati con numerosi casi di bambini con infezioni». In questi giorni è in corso a Vibo un’ indagine della Procura sulla gestione rifiuti. Il Coda cons più volte aveva denunciato l’ emergenza con diversi esposti. Alla fine vi hanno ascoltato. «Questo non lo so, ma posso dire con certezza che abbiamo avviato numerose cause a tutela dei cittadini che si ritrovavano l’ immondizia sotto casa e le abbiamo vinte ma soprattutto per la Tari». L’ indagine attuale ha come oggetto il capitolato d’ appalto. Voi avevate chiesto la documentazione? «E’ dal 2009, da quando operavano le ditte precedenti che le chiediamo. Con fatica, abbiamo ottenuto un dialogo. Il problema è che noi avevamo la spazzatura fino al collo e a nessuno sembrava interessare. Neanche alla Corte dei Conti presso la quale è arrivato un nostro esposto che giace ancora lì. Per ottenere qualcosa è stato necessario interessare alla Presidenza del consiglio dei ministri che aveva invitato l’ allora Prefetto ad attivarsi. E a quel punto, per mezzo dell’ intervento della Regione, abbiamo ricevuto tutta la documentazione sullo screening nel territorio». E i risultati? «Beh, dal 2013 al 2017 risultano gravi rischi per la salute e per l’ ambiente». E intanto nessuno ha fatto qualcosa. «Eh… Intanto il Comune conti nuava a difendersi sostenendo di elevare le sanzioni alla ditta assegnataria dell’ appalto e che più di quello poteva fare». E invece cosa avrebbe potuto fare Palazzo Razza? «Doveva risolvere in modo drastico il problema. Anche quando c’ era sciopero». Però precettava l’ azienda. «Le posso assicurare che non serve a niente». Cambiamo argomento: ieri sono sorte nuove strisce blu nel capoluogo dopo l’ esclusione a Vibo Marina. Voi avete fatto una battaglia sulla loro istituzione, più che altro sui criteri. «Precisiamo: noi non siamo contrari, ma devono essere realizzate a norma di legge, e a Vibo non lo sono. Ci sono una serie di parametri da seguire: proporzionalità, dislocazione e via discorrendo. Ma il punto più importante è che l’ impiego dei proventi debba essere indirizzato per realizzare opere riguardanti la viabilità. Sono stati spesi soldi in passato e anche adesso con l’ affidamento di incarico a questa nuova cooperativa che non sappiamo come dove saranno destinati. Però le strade sono colabrodo con rischi per gli automobilisti non solo di incidenti gravi ma anche di lievi che comportano una specie di microfratture». E allora vi calza a pennello l’ appellativo di rompiscatole. «In questo senso, sì».
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Tags: Claudio Cricenti, Vibo Valentia
