Starbucks sfida l’ espresso Il caffè di lusso sbarca a Milano
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fonte:
- il Tirreno
inaugurata la reserve roastery, primo passo del brand alla conquista dell’ italia il patron schultz: «nei vostri bar ebbi l’ ispirazione». polemiche per i prezzi alti
Nicola Stefanini / MILANOTutto era cominciato a Milano nel 1983 e ora il sogno di Howard Schultz, 65 anni, patron e presidente emerito del colosso americano Starbucks, è diventato realtà. Ieri nello storico ex palazzo delle Poste, in piazza Cordusio a Milano, fra il Castello Sforzesco e il Duomo, è stato inaugurato il primo Starbucks italiano. E non uno dei 25.000 store che la mega-catena conta già in tutto il mondo, ma la terza spettacolare Reserve Roastery, di fatto una torrefazione circondata da lussuosi spazi per la degustazione, come quelle già in attività a Seattle ed a Shangai. Primo passo verso una possibile invasione della Penisola: entro l’ anno è prevista l’ apertura di altri quattro store Starbucks solo a Milano. Presentando lo Starbucks milanese, Schultz ha subito voluto anticipare le prevedibili polemiche per l’ arrivo del suo brand nel paese dell’ espresso: «Non vogliamo insegnare agli italiani a fare il caffè, siamo qui con umiltà e sappiamo bene che dobbiamo tributare il massimo rispetto al caffè italiano». Parole da vecchio volpone degli affari, ma anche con una punta di riconoscenza verso l’ Italia, a suo dire fonte d’ ispirazione per l’ immensa fortuna accumulata con i caffè: «Era il 1983 – dice Schultz – quando a 30 anni venni a Milano. Camminavo per le vie della città e sono stato sedotto dal profumo che si sprigionava dai bar e dal senso di comunità che c’ era attorno. Così sono tornato in America cercando di riprodurre quell’ atmosfera. Da allora – aggiunge – ho sempre sperato di portare la nostra interpretazione del caffè nella città in cui ho assaggiato la prima tazzina».E così, ieri pomeriggio c’ era una fila interminabile di persone in attesa di entrare nella scintillante Reserve Roastery milanese. Tanto legno, ottone e vetri di Murano, un’ illuminazione non invadente, marmi di Carrara ovunque. Al centro dell’ enorme salone di 2.300 metri quadrati, una grande tostatrice Scolari. Tutto il procedimento è a vista. Dai chicchi verdi del caffè fino all’ impacchettamento. Una parte del caffè appena tostato corre sulle teste dei clienti dentro tubi di rame, per finire nei contenitori posizionati nei vari bar del locale, pronti per le degustazioni. Un investimento «molto importante», che però non viene svelato, e che «ha portato alla creazione di 300 posti di lavoro, su vari turni», fanno sapere da Starbucks.Ci sono 6 tipologie di caffè in vendita. Il più prelibato è l’ Hawai Kau a 39 euro per 100 grammi. Mentre per incontrare il gusto italiano è stata creata una miscela di 3 caffè, il Pantheon Blend Vintage 2018 Milano, con note di cioccolato, toffee e uva sultanina: 9 euro per 100 grammi. Nel menu si va dal semplice espresso (1,80 euro) al cappuccino (4,50) alle degustazioni di tre caffè (fino a 14 euro) ma anche cocktail preparati col caffè (fino a 20 euro).Le polemiche che si erano già accese un anno fa, all’ annuncio dell’ arrivo di Starbucks a Milano, si sono subito rinfocolate. L’ Unione Consumatori ha criticato il prezzo del caffè: «Esagerato l’ 80% in più rispetto alla media milanese». E il Codacons è andato oltre presentando un esposto all’ Antitrust: «Tariffe fuori mercato, che possono rappresentare un danno per gli utenti italiani che vogliono provare l’ esperienza di consumare un caffè da Starbucks». —
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