12 Agosto 2018

Pignorati 300 mila euro al Codacons “Così si chiude”

Da una parte c’è l’Agenzia delle Entrate che pignora 300 mila euro al Codacons per il mancato versamento del contributo unificato sulle spese degli atti giudiziari. Dall’altra il Codacons che sostiene di non dover pagare in quanto Onlus e che, in mancanza dell’ intervento del governo, rischia la chiusura. In mezzo loro, i consumatori, preoccupati di non poter essere più difesi gratuitamente. Ecco dunque l’ appello dell’ associazione al premier Conte, a Luigi Di Maio e Matteo Salvini e al Ministro dell’ economia Giovanni Tria, perché si possano sbloccare le risorse congelate e salvarla «dall’ estinzione». Secondo il Codacons «al centro della questione» c’ è «il contributo unificato che noi, in qualità di Onlus, non siamo tenuti a pagare sugli atti legali portati avanti a difesa della società e della collettività, ma che il fisco italiano continua a richiedere in modo ossessivo fino ad arrivare al recente pignoramento, deciso sulla base di interpretazioni della norma totalmente errate». 50 sentenze a favore, 50 contro E a suffragio di questa tesi l’ associazione dei consumatori ricorda l’ esistenza di interpretazioni contrastanti da parte delle commissioni tributarie di primo grado e in sede regionale. «Esistono 50 sentenza a favore nostro e 50 contro – osserva il presidente Codacons, Carlo Rienzi – quindi la situazione non è chiara e richiede un intervento da parte del governo, altrimenti dopo 30 anni di battaglie si rischia di buttare tutto al vento». Solo nell’ ultimo anno il Codacons ha avviato più di 300 ricorsi nei tribunali di tutta Italia «tesi ad affermare i diritti dei cittadini». Ma a giugno, la rivista telematica delle Entrate, Fisco Oggi, ha pubblicato un articolo che ha ribadito la necessità del pagamento del contributo unificato per le spese delle cause legali. Si legge infatti: «Onlus, qualche esenzione sì ma non dal contributo unificato. Non basta la qualifica, il beneficio diventa legittimo solo in base a un criterio di meritevolezza in funzione della solidarietà sociale e dell’ oggetto del giudizio». L’ unica ancora di salvezza è un emendamento alla legge di bilancio affinché si possa risolvere la questione. «Tutta la nostra speranza è rivolta a questo – conclude Rienzi – ma dopo l’ incontro avuto tre settimane fa con il capo dell’ ufficio legislativo del ministro Tria, non ci rispondono più al telefono e non è buon segno. Noi rappresentiamo una spina nel fianco per molti, anche per il governo ma non possiamo essere abbandonati». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
grazia longo

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