1 Agosto 2018

Ilva, Di Maio frena. Emiliano spinge sul gas L’ attacco del ministro e la replica di Calenda «Per chiudere i forni servono 15 milardi»

il vicepremier: «vecchio accordo chiuso in gran segreto. ora attendo l’ avvocatura»
Il vicepremier tira dritto sull’ Ilva: «Per me il piano ambientale e occupazionale non sono soddisfacenti». Lo ha ribadito anche ieri il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio, confermando la linea del Mise. E nel rimarcarla non ha mancato di alimentare ulteriori tensioni, insinuando dubbi e sospetti sul lavoro prodotto da chi, in materia, lo ha preceduto: «Il futuro – le parole Di Maio – è legato a due cose. Uno è che se la gara non è fatta a regola d’ arte io non posso mandarla avanti. E se l’ Avvocatura dello Stato mi dice che si rischia di non tutelare l’ interesse generale dei cittadini io la devo ritirare. Dall’ altra parte, siccome i tempi sono quelli che sono e io non ho certezza rispetto ai pasticci che hanno fatto quelli di prima, allora io sto portando avanti i tavoli con i sindacati e con ArcelorMittal. Ed in questi giorni è bene che Mittal e sindacati ricomincino a vedersi, inizino a discutere sul nodo occupazione». Già tanto sarebbe stato sufficiente a far scattare, puntuale, la replica stizzita dell’ ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Ma Di Maio non si accontenta e lo invita a nozze. Nel rimarcare che il termine del 15 settembre è tecnico e che il governo potrebbe decidere anche prima, attacca: «Ma qui c’ è un’ altra follia. Quello di prima, il precedente ministro dello Sviluppo economico, ha firmato in gran segreto l’ accordo per far entrare Mittal nello stabilimento, in cui c’ è scritto che ci saranno 3mila persone che vanno in mezzo ad una strada». Per Calenda è troppo: «Questo ragazzino incapace mi sta facendo irritare. Firma in gran segreto un piffero, la notizia è stata diffusa e commentata da ogni media. Non ha la più vaga idea dei numeri neanche quando vanno a suo vantaggio. 4.000 le persone che Mittal non assumeva ma protette da Amministrazione straordinaria», sbotta l’ ex ministro su twitter. Dura anche la senatrice Teresa Bellanova: «Questa indecisione sul futuro di Ilva costa allo Stato un milione di euro al giorno, 30 milioni al mese. A tanto ammonta la perdita mensile delle acciaierie di Taranto finché non subentra la nuova proprietà». E chiosa: «Se non si raggiunge l’ accordo entro il 15 settembre si rischia un disastro a Taranto: per l’ occupazione, l’ ambiente, la salute». In questo clima rovente, giusto per stemperarlo, si inserisce il Codacons (tra le tante associazioni invitate lunedì scorso al maxi tavolo al Mise), per annunciare la presentazione di un esposto alle Procure della Repubblica di Roma e Taranto in cui si chiede di indagare sul contratto di vendita dell’ acciaieria alla luce della possibile fattispecie di turbativa d’ asta. E così, tra dubbi, veleni e sospetti, a vestire i panni del più risoluto, all’ indomani del vertice romano, stavolta è il governatore della Puglia, Michele Emiliano: «Bisogna prendere una decisione. Ovviamente il momento della decisione spaventa un pò tutti, ma non bisogna aver paura di prendere decisioni», afferma, tornando sul punto della ipotetica conversione a gas dell’ acciaieria. «Noi abbiamo da subito detto che se la fabbrica doveva continuare a funzionare doveva essere totalmente decarbonizzata. Il ceo di ArcelorMittal ha dovuto ammettere che la decarbonizzazione è possibile e che l’ unico problema è l’ eccesso di costo del gas. Però quando gli abbiamo detto che abbiamo la possibilità di mettere a sua disposizione un accordo con l’ Azerbaijan per avere il gas al prezzo energetico del carbone, è chiaro che la decarbonizzazione si può fare». O così, dunque, per Emiliano. Altrimenti, suggerisce, «se il ministro Di Maio, per essere anche coerente con le promesse elettorali del M5S, decidesse di chiudere la fabbrica – ha continuato – deve sapere che occorrono 10-15 miliardi di euro per deindustrializzare, bonificare e passare ad un diverso sistema economico». Nel frattempo, Invitalia si sfila dalla bagarre: «Negli ultimi due mesi non siamo stato coinvolti in trattative con investitori potenziali e quindi non sono in grado di dare dettagli», precisa l’ amministratore delegato, Domenico Arcuri, rispondendo in Commissione Industria del Senato alle domande dei senatori su quale sia allo stato un possibile coinvolgimento di Invitalia nel dossier. «Quello che sono in condizione di dire ha aggiunto – è che ci era stato richiesto, sul piano infrastrutturale, di supportare i commissari nella bonifica di un sito che sarebbe in via di trasferimento ad ArcelorMittal ma che deve essere bonificato dallo Stato e su questo i commissari hanno risorse, ma non ho aggiornamenti».
nicola quaranta

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this