Acqua, un’ estate di disservizi e veleni
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fonte:
- Gazzetta del Sud
«sottratti 150 milioni di euro ai calabresi a causa di bollette gonfiate da procedure illegittime»
Una dopo l’ altra, le interruzioni sembrano scandire le giornate di quest’ estate. Non c’ è pace, tra polemiche e disservizi, per l’ erogazione idrica in città. Oggi toccherà stringere i denti, dalle 8 e fino al termine dei lavori, in via Trapani, via Nazionale e via Stretto Antico. Ad annunciare il blocco l’ ufficio acquedotti di Palazzo De Nobili, il quale ha specificato che l’ interruzione «si renderà necessaria per consentire un intervento di riparazione su un tratto della condotta idrica principale all’ altezza di via Nazionale». Il termine dei lavori è previsto nella tarda serata, mentre la normalizzazione dell’ erogazione dovrebbe avvenire nelle ore notturne. Potranno risentire dei disagi tutte le utenze del quartiere Lido, in particolare quelle residenti ai piani alti degli edifici. Intanto, sul fronte polito-amministrativo, il Codacons torna alla carica dopo aver annunciato un esposto in Procura: ai calabresi – è il nuovo elemento messo sul piatto – sarebbero stati sottratti oltre 150 milioni di euro a causa di bollette gonfiate da una procedura illegittima. «Sulle tariffe idriche applicate ai Comuni calabresi – lamenta il vice presidente del Codacons, Francesco Di Lieto – è stato messo in atto un meccanismo “perverso” che finisce per far lievitare il costo dell’ acqua». Ecco la spiegazione: «Bisogna partire dalla legge “Galli”, che nel riorganizzare il settore idrico ha stabilito che l’ adeguamento delle tariffe doveva avvenire, nelle gestioni in cui il sistema idrico era “integrato”, mediante un “metodo normalizzato”. Le successive leggi 172/95 e 448/98 hanno demandato al Cipe la determinazione e l’ aggiornamento delle tariffe nelle realtà in cui le varie fasi del ciclo idrico (acquedotto, fognatura, depurazione) erano svolte in maniera disgiunta. Quindi – incalza Di Lieto – spetta al Cipe determinare ed aggiornare le tariffe. In Calabria, fino al 31 ottobre 2004, gli acquedotti regionali, dalle sorgenti idriche ai serbatoi di alimentazione, sono stati gestiti da enti di diritto pubblico, dapprima dalla Cassa per il Mezzogiorno e quindi dalla Regione, per cui la tariffa idrica applicata ai Comuni era determinata prevedendo soltanto il rimborso delle spese sostenute per assicurare il servizio. Ed in effetti così dovrebbe essere visto anche l’ esito del referendum. Accade che – prosegue Di Lieto – dall’ 1 novembre 2004, la gestione degli acquedotti regionali sia stata affidata a Sorical. Poiché in Calabria la gestione idrica non era (e non è) integrata spettava al Cipe determinare gli adeguamenti delle tariffe. Obbligo, del resto, ribadito a più riprese anche dalla Corte dei Conti. Eppure la Regione, nel 2005, ha previsto una personalissima “procedura” per gli adeguamenti delle tariffe da applicare ai Comuni per gli anni 2004-2007. L’ adeguamento per l’ anno 2008 è stato determinato direttamente da Sorical, mentre quello per l’ anno 2009 è stato determinato applicando una nuova “procedura” di adeguamento stabilita dalla Regione». Tutto «in maniera illegittima», secondo quanto sostiene il Codacons. Il primo adeguamento delle tariffe idriche stabilito dal Cipe, successivamente all’ inizio della gestione Sorical sarebbe quello con decorrenza 26 marzo 2009. «A quella data, però – contesta il vice presidente del movimento dei consumatori – la tariffa applicata ai Comuni, rispetto al valore iniziale, aveva subito un incremento del 27% per l’ acqua fornita a gravità e del 32% per quella fornita a sollevamento. Una vera e propria tassa occulta sulle spalle dei cittadini. L’ applicazione della delibera Cipe 117/2008 avrebbe dovuto ricondurre gli adeguamenti delle tariffe idriche applicati ai Comuni a rispettare le norme vigenti ed invece ciò non è avvenuto. Si è preferito, invece, spremere i Comuni che, di riflesso, hanno aumentato le bollette destinate a tutti gli utenti per un servizio, francamente, pessimo. Né ha sortito effetto la sentenza della Corte Costituzionale 246/2009 che ha ribadito come la disciplina della tariffa del servizio idrico sia una “competenza legislativa esclusiva dello Stato”, precludendo quindi tale attività alle regioni. Incuranti di tutto, in Calabria si è preferito imporre ai Comuni – sottolinea ancora Di Lieto – una “tassa” ai Comuni che, immediatamente, hanno provveduto (tranne poche eccezioni) a spalmarla sugli utenti». Secondo il Codacons, quindi, «considerando i volumi di acqua complessivamente erogata, a gravità e per sollevamento, e facendo riferimento a dati ufficiali della Regione e di Sorical si può affermare che, dall’ 1 novembre 2004 ad oggi, ci sia stato un maggiore importo fatturato ai Comuni calabresi di circa 150 milioni di euro. A ciò si aggiunge che nelle procedure di adeguamento delle tariffe idriche previste dalla Regione sono stati considerati investimenti programmati per circa 124 milioni di euro (periodo 2006-2010) a fronte di investimenti realizzati per circa 55 milioni di euro (periodo 2006-2009). Anche questo – conclude Di Lieto – è un costo per gli utenti calabresi che sopportano e pagano le perdite di una rete colabrodo».
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