12 Luglio 2018

La strage di pesci resta un mistero

È passata una settimana ma è ancora mistero sulle cause che, lo scorso mercoledì, hanno generato una vera e propria moria di pesci nel tratto cittadino del Lambro. I risultati delle analisi condotte dai tecnici dell’ Agenzia di tutela della salute della Brianza non sono ancora pronti. Al momento in cui il giornale è andato in stampa, infatti, si stavano ancora aspettando gli esiti degli esami eseguiti dall’ istituto di zooprofilassi a cui Ats ha inviato i campioni settimana scorsa. Così, se in un primo momento le Guardie ecologiche volontarie e Legambiente avevano ipotizzato uno sversamento di rifiuti inquinanti nelle acque del fiume – un’ ipotesi supportata anche da Codacons nei giorni scorsi – con il passare delle ore e dei giorni sono state prese in considerazione altre possibilità: shock termico, scarsa ossigenazione delle acque oppure, ancora, la movimentazione di sostanze inquinanti causata dalle forti piogge che hanno investito il territorio nella notte tra martedì e mercoledì della scorsa settimana. I primi ritrovamenti di pesci galleggianti e ormai senza vita – principalmente carpi, cavedani e barbi – risalgono al primo mattino del 7 luglio, a poche ore di distanza dai violenti temporali della notte. Decine e decine di pesci, molti ormai senza vita e alcuni ancora galleggianti, sono stati ritrovati lungo l’ intero tratto monzese del Lambro: si sono concentrati in particolare in pieno centro, nei pressi del ponte dei Leoni e di San Gerardino, e poi a San Rocco, tra via Carnia e via Monte Santo. Decine le chiamate che per tutta la giornata hanno congestionato i centralini di Gev, Arpa e Ats.

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