5 Luglio 2018

Farina: «Lo spread alto punisce le polizze»

`l’ allarme dell’ ania: «gli effetti sui bilanci possono riflettersi sulla redditività per 20 milioni di clienti» `su 850 miliardi di investimenti, oltre 300 sono in btp la richiesta al governo: «servono correttivi targati ue»
L’ ASSEMBLEA ROMA L’ effetto spread non minaccia soltanto le banche. Rischia di essere una spina nel fianco anche per le assicurazioni e in particolare per la redditività attesa da 20 milioni di clienti. A sottolineare per la prima volta con forza la vulnerabilità di un settore che «sostiene la crescita del Paese, con investimenti per oltre 800 miliardi di euro», di cui oltre 300 impegnati in titoli di Stato, è il presidente dell’ Ania, l’ associazione delle compagnie, in occasione della tradizionale assemblea annuale. Maria Bianca Farina ieri ha approfittato dell’ esordio in platea tra gli addetti ai lavori dei vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, per sollecitare anche l’ attenzione del governo sul questo fronte. In caso di «sensibile» e duraturo allargamento, ha dunque spiegato, il differenziale Btp/Bund metterebbe a rischio i rendimenti di quanti affidano alle compagnie assicurative i propri risparmi. Farina ha parlato di «attesa fiduciosa di interventi importanti» da parte del nuovo esecutivo, ma ha anche evidenziato i rischi che corre il Paese. La premessa è che oltre il 40% degli investimenti degli assicuratori è puntato sui titoli di Stato italiani. La prova di come «larga parte del risparmio assicurativo abbia sostenuto il debito pubblico, finanziando investimenti in titoli sovrani italiani anche, e soprattutto, negli anni più difficili». Ma «il forte rischio che un sensibile allargamento dello spread comporta nel breve termine sui bilanci delle compagnie di assicurazione, è destinato a riflettersi inevitabilmente, in caso di persistenza, sui rendimenti corrisposti ai nostri clienti». Una circostanza di cui «tenere conto» in sede normativa. GLI INTERVENTI Si tratta di intervenire sulle regole che costringono le imprese a recepire le perdite quando i titoli non sono effettivamente negoziati. Ma si tratta anche, sul piano politico, di rassicurare i mercati «sulla sostenibilità del debito italiano nel medio e lungo termine», con la crescita a «un’ accorta politica di bilancio». Lo sguardo dell’ Ania è soprattutto alle regole Ue. Di qui la richiesta da parte delle compagnie di «una crescente attenzione del governo» alla legislazione Ue, per far sì che le istanze degli attori italiani «non siano disattese, creando svantaggi competitivi e costi enormi di implementazione». Il riferimento è alla revisione di Solvency2 e alla necessità di modificare il meccanismo (il volatility adjustment) che attutisce gli effetti sulle esigenze di capitale dell’ eccessiva volatilità dello spread di un singolo Paese rispetto alla media europea. Tutto questo affinché il meccanismo in questione «possa risultare efficace anche per l’ Italia, mentre oggi non lo è», ha sottolineato ancora il presidente. Su un altro fronte, ovvero l’ Rc Auto, il tradizionale tormentone per gli automobilisti in un Paese in cui ci sono 2,8 milioni di veicoli non assicurati, ovvero il 6,3% del totale, ci sono due buone notizie. La prima è che il 2017 è stato un altro anno di prezzi in calo per le polizze sulla responsabilità civile. Certo, meglio non illudersi troppo per il 2018, anno in cui si stima una sostanziale stabilità su questo fronte. Ma c’ è una novità in arrivo – e questa è la seconda buona notizia – che promette bene. Se tutto andrà secondo i piani dell’ Ania, in un futuro non troppo lontano il guidatore diligente potrà spendere meno di Rc Auto rispetto all’ automobilista indisciplinato. Insomma, l’ assicurazione non sarà più legata soltanto al veicolo ma anche allo stile del guidatore. La sperimentazione partirà sul car sharing e su un gruppo di assicurazioni danni e se funzionerà consentirà di mandare in soffitta il bonus malus. Guardando ai numeri, il 2017 ha segnato un ulteriore ribasso dei premi Rc Auto (-2,5% nel 2017 e -27% in 5 anni), ma i consumatori non festeggiano. Anzi. Il Codacons già parla di aumenti dell’ 1,3% a maggio. Tra i dati positivi, spiccano comunque il recupero nel confronto con la media Ue, che in cinque anni si è ridotta da 213 a 78 euro, e il calo del 40% del divario territoriale dei prezzi. Quello che serve, però, dice l’ Ania, «è l’ allentamento delle regole sulla privacy». Roberta Amoruso © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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