27 Giugno 2018

Pubblicità slot alla festa del Pd Archiviato il procedimento

la concessionaria publimedia: «fu polverone mediatico»
DOPO poco più di due anni, è arrivata l’ archiviazione del procedimento penale a suo tempo aperto contro ignoti in relazione a un caso di presunto gioco d’ azzardo alla Festa dell’ Unità. A farlo sapere è Publimedia Italia, srl – si legge in una nota – che è stata concessionaria esclusiva degli spazi pubblicitari ed espositivi della Festa ravennate per oltre 40 anni. Fu un post su Facebook – prosegue la srl – a innescare nel settembre 2015 «un polverone mediatico» finito in procura. In particolare «la pubblicità di una casa da gioco» sarebbe stata fatta «passare per un ‘casinò itinerante’»; inoltre alcuni «volantini pubblicitari» sarebbero stati «scambiati per ‘buoni per tentarvi la fortuna’». Secondo la srl, era nato così il caso ‘gioco d’ azzardo alla Festa dell’ Unità’, per poi tenere banco «sulle pagine dei media locali e nazionali». Lo stand, di una ditta di proprietà di San Marino, fu chiuso (o non aprì per decaduto interesse) – prosegue la nota – giusto in tempo per ‘emendare’ l’ ultima serata della Festa con tante scuse da parte dell’ allora segretario provinciale Pd Michele De Pascale (oggi sindaco) mentre «Publimedia è stata, indirettamente, additata a pietra dello scandalo». Il caso «montò in seguito ai post Facebook di Massimo Manzoli, fondatore del Gruppo dello Zuccherificio e oggi consigliere comunale della lista civica ‘Ravenna in Comune’». I post «divennero virali, provocando l’ interesse dei media». Per la srl, «senza ‘filtri distorsivi’, si sarebbe potuto che il cosiddetto ‘casinò’» era «un’ installazione pubblicitaria rispettosa della normativa e che ‘i buoni’ erano solo dei volantini pubblicitari» su cui si specificava «la facoltà di uso solo a San Marino e l’ impossibilità di conversione in denaro». Codacons, dal cui esposto partirono le verifiche, ha ora annunciato che attuerà iniziative contro l’ archiviazione: «Non accetteremo che un fatto così grave finisca a ‘tarallucci e vino’ – ha precisato il presidente Carlo Rienzi – l’ inchiesta deve andare avanti».

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